70 anni preziosi

 70 anni preziosi

Sono quelli de La Campanina, che nasce nel 1950 e racconta una storia che abbraccia tre generazioni. Una storia tutta caprese fatta di creatività e passione

di Marilena D’Ambro

 

Il panorama dal belvedere di piazza Umberto I è come un disegno dai tratti delicati in cui ogni elemento trova la giusta collocazione. Mentre la vista si riempie di meraviglia, il silenzio è interrotto dal verso di qualche gabbiano che sfreccia tra cielo e terra. Anima questo quadro naturale e ne spezza l’armonia. In un battito d’ali lo sguardo cambia direzione e si accende osservando i colori della Piazzetta, crocevia di etnie, culture e palcoscenico di nuove mode.

ImageL’atmosfera sognante che si respira sul belvedere della Funicolare si dissolve. Viene sostituita dal chiacchiericcio degli ospiti seduti ai tavolini dei bar. E così, i rintocchi del campanile e il tintinnio dei bicchieri diventano un’unica melodia.

Sulla dolce discesa di via Vittorio Emanuele c’è qualcosa che attira l’attenzione: vetrine brillanti mostrano gioielli di pregio. All’interno si custodiscono la storia dell’isola e quella di una famiglia che le è sempre stata fedele. Le vetrine appartengono a La Campanina di Alberto e Lina, una delle gioiellerie più antiche di Capri.

L’interno ricorda un salotto raffinato e l’invito ad entrare diventa irresistibile. Ad accogliere ci sono i sorrisi gentili di Mariolì Federico e dei figli, Roberta e Marcello.

«La Campanina fu fondata nel 1950 dai miei genitori, Alberto e Lina Federico, e deve il suo nome alla campanella di San Michele simbolo di fede, fortuna e gloria», spiega Mariolì mentre sfoglia un album di foto. Sua nonna Olimpia vendeva questo ciondolo ai soldati americani che lo spedivano alle loro famiglie come dono beneaugurante. Era il 1944 e Capri era diventata rest camp per l’esercito statunitense. «Mio padre, durante la Seconda Guerra Mondiale, aveva studiato per diventare odontotecnico. Realizzava protesi dentarie ed era dotato di una notevole capacità nel forgiare e incidere metalli e materiali».

Nel tempo libero Alberto Federico si divertiva a creare oggetti ornamentali: anelli, croci e orecchini. Piccole gioie che riscuotevano grande successo tra le infermiere dell’ospedale da campo in cui lavorava. Alla fine della guerra, tornato a Capri, continuò ad esercitare la professione di odontotecnico ma non smise di ideare gioielli.
Il suo estro creativo raggiunse la massima espressione quando si innamorò di Lina Catuogno, la figlia della proprietaria della piccola gioielleria all’angolo della piazza. Si sposarono e insieme diedero vita a La Campanina. In breve tempo, grazie al passaparola, le creazioni originali e uniche di Alberto Federico incontrarono il gusto di un pubblico internazionale. Una platea colta ed elegante che, in vacanza a Capri, non temeva di mostrare il proprio lato stravagante.

«Mio padre disegnava gioielli in oro di manifattura solida e duratura» racconta Mariolì. «Non aveva paura di osare proponendo forme grandi e vistose». E Roberta aggiunge che «il nonno non aveva timore di indossare lui stesso questi accessori appariscenti per l’epoca, né di essere giudicato. Incarnava l’arte ed era uno stilista del gioiello. Le sue creazioni e il modo di fare socievole, a tratti istrionico, suscitavano l’interesse e la simpatia della clientela americana».

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© Slim Aarons

Alberto rappresentava il genio creatore della boutique. L’amore per l’isola, i viaggi all’estero e le frequentazioni alimentarono poi la sua ispirazione. Tutte occasioni che gli permettevano di intuire nuove tendenze e trasferirle nelle sue creazioni.

Se lui era lo spirito creativo dell’atelier, Lina incarnava l’anima commerciale come sottolinea Mariolì: «Mia madre ha contribuito in maniera determinante al successo del negozio. Sapeva vendere e, soprattutto, sapeva a chi vendere. Questo è il segreto della gioielleria per come la intendiamo noi. Lei entrava in sintonia con le persone, intuiva gusti, abitudini, diventava amica del cliente e lo guidava all’acquisto andando oltre le scelte istintive. Proponeva gioielli unici e sempre diversi a persone che sapeva potevano incontrarsi nelle medesime roberta e marcellooccasioni».

L’accoglienza speciale che Lina riservava ai clienti trasformò la gioielleria in un punto di riferimento irrinunciabile. Le persone passavano in negozio anche solo per respirare lo spirito dell’isola e godere di quell’ospitalità introvabile in altri posti.

Marcello ritorna per un attimo fanciullo e ricorda: «Mia nonna capiva le richieste, instaurava relazioni e faceva conversazione. La barriera linguistica non era un problema. Conosceva tre lingue e riusciva sempre a comprendere il senso del discorso e a trasmettere la sua personalità a clienti provenienti da ogni angolo del mondo. Il negozio per quanto piccolo diventava immenso e ancora oggi è così».

La popolarità di Lina si estese oltreoceano e molte persone venivano a Capri anche solo per incontrarla. Anche Roberta fa un tuffo nella sua infanzia e narra un episodio legato alla nonna. «Ero una ragazzina e dovevo chiedere il permesso per andare al mare, così passai in gioielleria. Come sempre il negozio era pieno di persone e una signora, nell’attesa, mi chiese chi fosse Lina, io gliela indicai. Poi la turista aggiunse “Ma è Lina l’originale?” Un po’ stranita le risposi di sì. Con sorpresa, scoprimmo, più tardi, che molti si spacciavano per mia nonna pur di attrarre clienti».

Alberto e Lina, diversi ma simili, si completavano a vicenda. Avevano maturato esperienza, sviluppato inclinazioni e tratti caratteriali che li resero trendsetter. Lanciavano tendenze nel settore di riferimento e nell’ambito della moda. Le idee prendevano forma in modo naturale, a cominciare da necessità concrete e quotidiane.

È Marcello a chiarire questo concetto. «Il nonno aveva un piccolo laboratorio per aggiustare e modificare i gioielli. Le idee nascevano in questo spazio di supporto ai clienti, poi si interagiva con gli altri laboratori artigiani di Napoli, Roma e del Nord Italia. L’idea nasceva da un’esigenza reale. Prima era tutto più spontaneo, ma noi abbiamo cercato di mantenere quanto più possibile questo approccio».

Ed ecco che le vetrine de La Campanina influenzavano e conquistavano estimatori del bello e stilisti di calibro internazionale. Chi si fermava davanti alla boutique ammirava gioielli e idee mai viste.

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© Jonathan Becker

Il rapporto tra l’alta moda e la famiglia Federico è sempre stato molto stretto, quasi complementare. I gioielli di Alberto e Lina hanno impreziosito gli abiti e le sfilate di Mare Moda Capri, l’evento partito negli anni Sessanta con il sostegno di Emilio Pucci e Livio De Simone e durato dodici anni.

La manifestazione segnò l’inizio della collaborazione di Mariolì nell’azienda di famiglia. «Il mio esordio fu entusiasmante, fattivo e genuino» racconta. «Nel ‘67 andavo ancora al liceo ma era estate, così mio padre mi chiese di disegnare un gioiello per l’edizione di settembre di Mare Moda. Quell’anno era molto in voga il corallo e così creai un ciondolo porta profumi, proprio in corallo. Nel ’72, sempre per Mare Moda, lanciammo l’avorio. Realizzammo medaglioni con sfondo levigato dove spiccavano figure in oro e brillanti. La collezione si arricchiva poi di catene, orecchini, anelli e bracciali. Gioielli che risaltavano sulla pelle abbronzata delle modelle ed erano pensati sia per la donna che per l’uomo». Creazioni mai uguali ma tutti pezzi unici. E proprio l’unicità continua ad essere uno dei punti di forza dell’azienda.

Nel 1974 Alberto e Lina coinvolsero la figlia nell’organizzazione di una grande festa per il 4 luglio, giorno dell’Indipendenza degli Stati Uniti d’America. Un evento ideato per celebrare il forte legame tra Capri e gli Stati Uniti, una kermesse che divenne un grande attrattore e fu appuntamento fisso per i cittadini a stelle e strisce che arrivavano sull’isola. L’invito a partecipare veniva pubblicato perfino in Florida sul giornale di Palm Beach.

«La sua progettazione cominciava quasi un anno prima e ogni edizione, dedicata a un tema preciso, puntava a stupire e a emozionare» ricorda Mariolì. «Ospitammo ballerine brasiliane, campionesse di nuoto sincronizzato e, nel 1996, gli scenografi di Cinecittà costruirono ai margini della piscina del Quisisana la riproduzione di una nave. Mia figlia Roberta fece da madrina al varo della nave che metaforicamente rappresentava il passaggio dell’azienda ai giovani».

Oggi l’eredità di famiglia è stata raccolta da Roberta e Marcello che hanno sempre vissuto il negozio come una seconda casa. Prima di prenderne le redini hanno studiato e maturato esperienze all’estero. Marcello, laureato in economia e commercio, cura il comparto orologi e il settore amministrativo, mentre Roberta che si è specializzata in gemmologia e nel campo della moda si occupa della gioielleria e del marketing.linavalentinoGoldie Hawn Liza Minelli

La nuova generazione proietta La Campanina verso il futuro ma rinsalda anche i legami con il passato. Roberta nei suoi anni di studio in America, tra il ’96 e il ’98, fa delle ricerche per scoprire dove fosse custodita la Campana della Fortuna di San Michele che nel 1944 aveva fatto realizzare la bisnonna Olimpia. Era stata forgiata da orafi napoletani che avevano riprodotto sulla sua superficie i rilievi di San Michele, dei Faraglioni e della cornucopia dell’abbondanza. Realizzata in bronzo e bagnata in oro pesava 30 chili. Esposta nella vetrina del negozio di Olimpia, la campana era stata inviata dal popolo di Capri in dono al presidente americano Franklin Delano Roosevelt nel Natale del 1944. Il gioiello suggellava il rapporto di amicizia tra Capri e i soldati americani di stanza sull’isola.

«La campana fu fatta suonare alla resa della Germania e del Giappone» spiega Roberta. «Molti anni dopo, Alberto e Lina durante i loro viaggi negli Stati Uniti provarono a cercarla, ma invano. Riuscii a rintracciarla dopo aver spedito diverse lettere ai musei americani. Mi rispose la Franklin Delano Roosevelt Library di Poughkeepsie, nello Stato di New York. La campana era custodita nel museo dedicato al Presidente e si trova tutt’oggi nella sala principale a fianco della scrivania presidenziale».

Come la campana sancì la fine della guerra, allo stesso modo i gioielli de La Campanina rappresentano momenti di vita importanti e incarnano ricordi. E si tramandano da una generazione all’altra raccontando una storia.

 

 

70 precious years

The 70 years of La Campanina, which began life in 1950 and tells a story covering three generations. A true Capri story made up of creativity and passion

by Marilena D’Ambro

 

The panorama from the belvedere in Piazza Umberto I is like a drawing with delicate brush strokes, in which every element finds its rightful place. As your view fills with wonder, the silence is interrupted by the cries of seagulls swooping between the sky and the earth. It animates this natural scene and breaks up its harmony. In a beating of wings, your gaze changes direction and lights up as it observes the colours of the Piazzetta, a crossroads of ethnic groups and cultures and the stage for new trends.

The dreamy atmosphere that you breathe in at the belvedere of the Funicular dissolves. It is replaced by the chatter of customers sitting at the bar tables. And thus, the ringing of the church bell and the tinkling of glasses become a single melody.

As you walk down the gentle incline of Via Vittorio Emanuele, your attention is caught by some glittering shop windows displaying fine jewellery. The interior preserves the history of the island and of a family that has always been faithful to it. The shop windows belong to Alberto and Lina’s La Campanina, one of the oldest jewellery shops on Capri. The interior is reminiscent of an elegant drawing-room and the invitation to enter becomes irresistible. We are welcomed by the friendly smiles of Mariolì Federico and her children, Roberta and Marcello.

“La Campanina was founded in 1950 by my parents, Alberto and Lina Federico, and it takes its name from the San Michele bell, a symbol of faith, good luck and glory,” explains Mariolì as she flicks through a photo album. Her grandmother Olimpia sold this pendant to the American soldiers who sent it to their families as a good luck gift. It was 1944 and Capri had become a rest camp for the US army. “During the Second World War, my father had studied to become a dental technician. He made dentures and was very skilful at forging and engraving metals and other materials.”

In his free time, Alberto Federico entertained himself by creating ornamental objects such as rings, crosses and earrings: little delights that became very popular among the nurses in the field hospital where he worked. After returning to Capri at the end of the war, he continued to practise as a dental technician, but he never stopped designing jewellery.

His creative bent achieved its ultimate expression when he fell in love with Lina Catuogno, the daughter of the owner of the small jewellery shop at the corner of the piazza.

DGThey got married and together set up La Campanina. Soon, by word of mouth, Alberto Federico’s original and unique creations came into contact with the taste of an international public. It was a cultivated and elegant public, who were not afraid to show their extravagant side as they holidayed on Capri.

“My father designed solidly made, lasting gold jewellery,” says Mariolì. “He wasn’t afraid to take risks, proposing large, showy pieces.” And Roberta adds: “Grandfather wasn’t afraid to wear what were rather showy accessories at that time himself, nor of being judged for it. He embodied the art of jewellery-making and was a jewellery designer. His creations and his sociable and sometimes rather theatrical ways sparked the interest and liking of his American clientele.”

Alberto represented the creative genius of the boutique. His love for the island, his travels abroad and the places he visited all fed his inspiration. All these offered him opportunities to sense new trends and transfer them to his creations.

If Alberto was the creative spirit behind the boutique, Lina embodied its commercial spirit, as Mariolì points out: “My mother made a decisive contribution to the success of the shop. She knew how to sell and above all who to sell to. That’s the secret of the jewellery shop as we see it. She could get on the same wavelength as people and understand their tastes and habits, and she became a friend of the customer, guiding them in purchases that went beyond their instinctive choices. She proposed unique, ever different jewellery to people who she knew would be able to meet her in what would be an opportunity for both of them.”

The special welcome that Lina kept for her customers transformed the jewellery shop into a place that simply could not be missed. People would stop by the shop just to breathe in the spirit of the island and to enjoy the hospitality that couldn’t be found elsewhere.

Marcello goes back to his childhood for a minute and remembers: “My grandmother understood requests, established relationships and made conversation. The language barrier was never a problem. She knew three languages and always managed to understand the gist of what people said and to communicate her personality to customers from all corners of the world. Despite its small size, the shop became something huge, and it still is today.”

Lina’s popularity extended overseas and many people came to Capri just to meet her. Roberta also delves into her childhood memories to tell us a story about her grandmother. “Once, when I was a little girl, I wanted to ask permission to go down to the beach, so I went along to the jewellery shop. It was full of people, as usual, and a lady who was waiting asked me which one Lina was and I pointed her out. Then the tourist added: ‘But is she the original Lina?’ Somewhat bewildered, I answered ‘Yes’. We were surprised to discover later that many people passed themselves off as my grandmother to attract customers.”

Alberto and Lina were different yet alike, and they complemented each other. They had acquired experience and developed inclinations and character traits that made them trendsetters. They launched trends in their own sector and in fashion generally. Their ideas took shape naturally, and arose from concrete, daily necessities.

valentinoegwynetpaltrowMarcello clarifies the concept further. “My grandfather had a small workshop for repairing and adjusting the jewellery. This area for customer assistance was where his ideas came from, and he also interacted with other craftsmen’s workshops in Naples, Rome and the north of Italy. The idea sprang from a real need. At first it was all more spontaneous, but we have tried to maintain this approach as far as possible.”

And so the shop windows of La Campanina influenced and won over connoisseurs of beauty and designers of international calibre, who stopped off at the boutique and admired jewellery and ideas they had never seen before.

The relationship between haute couture and the Federico family has always been very close, almost complementary. Alberto and Lina’s jewellery adorned the clothing and fashion shows organized by Mare Moda Capri, the event that started in the 1960s with the support of Emilio Pucci and Livio De Simone and that lasted for twelve years.

The show marked the start of Mariolì’s collaboration in the family business. “My debut was exciting, energetic and genuine,” she tells us. “In 1967 I was still at high school but it was summertime, so my father asked me to design a piece of jewellery for the Mare Moda show in September. That year coral was very much in fashion and so I created a coral perfume bottle pendant. In 1972, again for Mare Moda, we launched an ivory one. We made lockets with a polished metal base and raised figures in gold or diamond. Then we expanded the collection with chains, earrings, rings and bracelets. Jewellery that stood out against the models’ suntanned skin and were designed for men as well as women.” Their creations were never the same, but were all unique pieces. And this very uniqueness continues to be one of the company’s strong points.

In 1974, Alberto and Lina involved their daughter in organizing a large party for the 4th of July, American Independence Day. It was an event designed to celebrate the strong bond between Capri and the USA, and one that was to become a powerful draw and an important date in the calendar for American citizens who arrived on the island. The invitation to take part was even published in Florida, in the Palm Beach newspaper.

“The planning for it began almost a year beforehand, and it would be dedicated to a particular theme each year, designed to amaze and thrill,” remembers Mariolì. “We hosted Brazilian dancers, synchronized swimming champions, and in 1996, the set designers from the Cinecittà film studios built a model of a ship by the side of the swimming-pool at the Quisisana hotel. My daughter Roberta launched the ship that metaphorically represented the company passing over to the younger generation.”

Today, the family heritage has been taken up by Roberta and Marcello who have always seen the shop as their second home. Before taking over the reins of the shop, they studied and gained experience abroad. Marcello, a graduate in business and economics, is responsible for the watches sector and the administration, while Roberta, who specialized in gemmology and fashion, is responsible for the jewellery and marketing.

The new generation is projecting La Campanina into the future, but also reinforcing bonds with the past. While studying in America from 1996 to 1998, Roberta did some research to discover the whereabouts of the San Michele Lucky Bell that her great-grandmother Olimpia had had made in 1944. It had been forged by Neapolitan goldsmiths who had reproduced on its surface the outlines of San Michele, the Faraglioni and the cornucopia. Made of bronze and dipped in gold, the bell weighed 30 kilos. After being on display in Olimpia’s workshop, the bell was sent by the people of Capri as a gift to the American president, Franklin Delano Roosevelt, at Christmas 1944.

The gift sealed the friendly relationship between Capri and the American soldiers stationed on the island.

“The bell was rung when Germany and later Japan surrendered,” explains Roberta. “Many years later, Alberto and Lina tried to find it when they were travelling in the United States, but without success. I managed to track it down after writing several letters to American museums. I received a reply from the Franklin Delano Roosevelt Library in Poughkeepsie, New York State. The bell was kept in the museum dedicated to the President and can still be found in the main room beside the presidential desk.”

Just as the bell ratified the end of the war, in the same way the La Campanina jewellery represents important moments in life and embodies memories. And it is passed down from one generation to another, telling a story.

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