È permesso?

È permesso?

Giardini fioriti, panni stesi al sole, bambini che giocano, scorci inaspettati. Sono i piccoli mondi privati che si scoprono gettando lo sguardo oltre un portone

testo e foto di Alessandro Scoppa

_DSC8925Da sempre simbolo di passaggio, segno di confine, importanti a tal punto che spesso nella mitologia c’è un guardiano a sorvegliarli. Disseminati lungo i vicoli e le stradine di Capri si aprono tanti di questi discreti varchi tra pubblico e privato, oltre i quali l’intimità di splendidi giardini, segreti perché nascosti agli sguardi dei curiosi, come nessun altro luogo rivelano, a chi prova a sbirciare oltre, il vero genius loci dell’isola. E nel ruolo di nume tutelare, disteso sulla soglia o sull’architrave con la coda a penzoloni, c’è spesso un gatto, che apparentemente inconsapevole del suo ruolo di guardia del fatidico varco, dorme placido sotto il sole.
Già in antico il portoncino è sovente la sola parte della casa intonacata e impreziosita da semplici motivi in stucco; pietra, calce, legno e ferro si uniscono in linee semplici ed essenziali, bianche o colorate che si fondono armoniosamente con l’architettura e la natura circostante e mettono in risalto l’accesso al mondo degli affetti familiari, della convivialità domestica e in passato anche del luogo in cui si svolgevano tutte le attività della vita contadina, il cortile.Panoramica Lighthouse 02
All’esterno spesso i dettagli rivelano ancora oggi qualcosa della storia o delle aspirazioni della famiglia: note forgiate sul cancello rimandano a un probabile amore per la musica; grappoli d’uva di stucco sembrano propiziare i raccolti, così come battenti finemente scolpiti nel legno testimoniano animo raffinato e benessere raggiunto. Suggestioni a cui è facile lasciarsi andare semplicemente girovagando per le stradine capresi con l’occhio attento ai particolari. E al di là del varco? Chi non è ammesso al mondo privato oltre il portone, può solo confidare di scoprirlo approfittando di un casuale e fugace momento di apertura. Quando a sbarrare il passaggio è un cancello la cosa è semplice; ma quando vi sono solidi battenti, allora ci si può solo affidare alla fortuna. Ecco allora che gettando lo sguardo dietro la signora intenta a spazzare la soglia, o prima che il proprietario richiuda il portone rincasando, scopriamo che oggi corti e aie si sono trasformate in giardini, piante fiorite hanno preso il posto degli ortaggi, attrezzi agricoli ormai arrugginiti sono appesi qua e là come decorazioni e non più come oggetti di lavoro quotidiano. Quando poi il confine resta aperto più a lungo, con discrezione si può avere un assaggio della vita che si svolge dall’altro lato: bambini che giocano, panni stesi al sole, uomini e donne intenti a curare le piante o a godersi momenti di relax tra le persone e le cose che si amano, attimi di esistenza semplice, vissuti con autenticità e lentezza, anche mentre nella Capri di fuori impazza la frenesia della stagione turistica.
Eppure, il magico confine non è così netto e prima che ve ne accorgiate potreste trovarvi al di là, sorseggiando un caffè e ascoltando alcune storielle popolari che hanno per protagonisti proprio gli antichi cortili. Il falegname Cesarino racconta di quel sacerdote che, negli anni difficili della guerra, quando riusciva a procurarsi un pollo, magari in deroga al settimo comandamento, per coprire l’odore dell’arrosto bruciava vecchi stracci nella fornace in mezzo al cortile della sua casa alle Boffe; le sorelle _DSC8598Giustina e Anna ricordano invece di quella volta nei pressi della Migliera, quando la famiglia si era riunita sotto il pergolato per cucinare il tacchino e l’animale, di straordinaria grandezza, appena fu gettato nell’acqua bollente, benché decapitato, saltò fuori dalla pentola mettendosi a correre in mezzo all’aia senza testa, seminando scompiglio e terrore! Aneddoti che si intrecciano con le vicende dei tanti personaggi storici che abitarono le case dell’isola. Si chiudeva alle sue spalle il portone della “Casarella” in via Matermania Marguerite Yourcenar, rincasando durante il suo breve soggiorno a Capri nell’estate del 1938, e sulla terrazza iniziava a scrivere il romanzo Coup de grâce; qualche anno prima, invece, nel cortile oltre il cancello di “Casa Romita” arroccata su al Pizzolungo, si sarebbe potuto scorgere Waldemar Bonsels in contemplazione di quella natura che aveva celebrato nel libro che l’aveva reso famoso e di cui tutti oggi conoscono l’adattamento a cartoni animati, L’Ape Maia.
Ma lo schizzo più vivace ce lo offre l’anziana contadina di Tiberio, quando in un caldo pomeriggio d’estate, riposandosi un attimo all’ombra della vigna, ci racconta: «A quei tempi non c’era la televisione. Mica come adesso, che la sera prendi il telecomando e guardi un film! Prima nelle sere d’estate ci si riuniva tutti ’mmiezo ’a curtiglia, in mezzo al cortile, e i più vecchi raccontavano tante storie. Quella era la nostra televisione». Con buona pace di reality e talk-show di oggi. Ascoltando i racconti dei cortili del passato, il tempo passa e non ce ne accorgiamo, mentre altrettanto inconsapevolmente perpetuiamo nel presente la dimensione senza tempo della vita oltre il portone.

 

May we come in?

Gardens full of flowers, clothes hanging in the sunshine, children playing. The little private worlds you discover when you look through a doorway

text and photos by Alessandro Scoppa

Doors and gates. They’ve always been a symbol of passing through, a boundary marker, so important that in mythology they often had a guardian to watch over them. There are lots of these discreet openings that pass between public and private life scattered along the alleys and streets of Capri, and beyond them is the intimacy of splendid gardens, secret because they are hidden from the gaze of curious passers-by; more than any other place on the island, these places reveal the true spirit of the island to those who try to catch a glimpse beyond. And in the role of the tutelary deity there is often a cat, lying across the threshold or sitting on the architrave with its tail dangling down, seemingly unaware of its role as guardian of the fateful doorway, as it sleeps peacefully in the sun.
In ancient times the doorway was often the only part of the house to be plastered and decorated with simple stucco motifs; stone, limestone, wood and iron are combined in simple, essential lines, white or coloured, blending harmoniously with the architecture and surrounding nature, and emphasizing the entrance to the world of family affections, domestic conviviality and, in the past, the place where all the activities of peasant life took place: the courtyard.
Outside, the details often still reveal something of the history or aspirations of the family: musical notes forged onto a gate are probably a reference to a love of music; bunches of grapes made of plaster would augur a good harvest, and finely sculpted wooden doors bear witness to the state of refinement and affluence the household has achieved. It’s easy to become fascinated by their beauty as you wander around the Capri alleys, looking closely at the details. And what lies beyond? Those who aren’t admitted to the private world behind the doorway can only hope to catch a fleeting glimpse when the door opens. When it’s a gate that bars the way, it’s quite simple; but when there are solid doors, then you have to trust to good luck. So when you look in behind the lady who is busy sweeping the entrance, or just before the owner closes the door on his return home, you’ll discover that courtyards and yards are now transformed into gardens, that flowering plants have taken the place of vegetables, and rusting agricultural tools are hung as decorative features and are no longer everyday working objects. Then, if the boundary stays open a bit longer, if you’re discreet you can get an idea of the life that takes place on the other side: children playing, washing hanging in the sun, men and women looking after plants or enjoying a moment’s relaxation among the people and things they love; moments of simple existence, lived with authenticity and at a slow pace, even as the tourist season is in full swing in all its frenzy in the Capri outside the gates.
Yet the magic boundary is not quite so clear, and before you realise it, you may find yourself on the other side, sipping a coffee and listening to people’s stories that feature those old courtyards themselves. The carpenter Cesarino tells the story of the priest who, during the difficult war years, managed to get hold of a chicken, perhaps deviating somewhat from the seventh Commandment, and how he burned some old cloths in the oven in the middle of the courtyard of his home in the Boffe to conceal the aroma of the roasting chicken. Then the sisters Giustina and Anna remember that time somewhere near the Migliera, when the family had gathered under the pergola to cook a turkey; it was an amazingly big bird, and just as it was thrown into the boiling water, despite having been decapitated, it jumped out of the pot, and started running headless across the yard, causing great terror and a terrible commotion! Such anecdotes are intertwined with the lives of the many famous personalities who lived in the houses of the island. The door of the “Casarella” in Via Matermania, would close behind Marguerite Yourcenar on her return home, during her short stay on Capri in the summer of 1938, and it was on the terrace that she started writing the novel Coup de grâce. Some years beforehand, in the courtyard beyond the gates of “Casa Romita”, high up on the cliffs at Pizzolungo, you could catch a glimpse of Waldemar Bonsels contemplating the natural world he celebrated in the book that made him famous, known to everyone now from the cartoon adaptation: Maya the Bee.
But the liveliest story comes from the old peasant-woman in Tiberio, who, as she rested for a moment in the shade under the vine one hot summer’s afternoon, told us: “In those days we didn’t have television. It wasn’t like nowadays, when you just pick up the remote in the evening and watch a film! In the old days, on summer evenings, everyone would get together ’mmiezo ’a curtiglia, in the middle of the courtyard, and the old people would tell lots of stories. That was our television.” So much for the reality shows and talk-shows of today. Listening to the stories of the courtyards of the past, time passes without us noticing, and, again without us realising it, the timeless dimension of life beyond the gates is perpetuated in the present day.

 

Varchi di città

DSCN1246E una porta un tempo dava accesso al paese. A Capri ce n’erano diverse, aperte nelle mura dell’abitato. La principale, la porta di città, era ed è ancora oggi proprio sotto il campanile della Piazzetta, con su lo stemma dei Borbone. Altre porte hanno dato il nome a via Posterula, da postierla, e via Fuorlovado, per il cui vado, ossia varco, si andava fuori dal centro. Ma la porta più famosa è quella in cima alla Scala Fenicia assurta a simbolo della rivalità tra Capri e Anacapri e per questo detta della Differencia, cioè della discordia. Confine tra i due comuni, era sorvegliata da guardie armate; se quelle degli altri punti di guardia dovevano vegliare la notte, quelli della porta avevano il permesso di dormire: chi mai avrebbe potuto risalire il burrone… senza un robusto paio di ali? | Gateways in the town.In the old days a gateway was the entrance into the town. In Capri there were several of these openings in the town walls. The main gateway to the town was, and still is, right beneath the bell tower of the Piazzetta, with the Bourbon crest on it. Other gates have have given their names to Via Posterula, from postern, and Via Fuorlovado, where ‘vado’ was another word for ‘varco’, meaning gap, as it led out of the town centre. But the most famous gateway is the one at the top of the Scala Fenicia, which became a symbol of the rivalry between Capri and Anacapri, and so came to be known as the gate of Differencia, or discord. On the boundary between the two local authorities, it was guarded by armed guards; but while the guards at the other guard-posts had to stay awake at night, the ones at this gate were allowed to sleep: who would ever have been able to get across the ravine… without a strong pair of wings?

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