Gli angeli del Faro

Gli angeli del Faro

Coraggiosi, instancabili e determinati. Sono Raffaele e Alessandro Palumbo, assistenti bagnanti del Lido del Faro, sempre pronti ad aiutare chi si trova in difficoltà

di Riccardo Esposito | foto di Davide Esposito

 

bagnino-capriA volte il mare al Faro di Punta Carena può incutere timore. Tutti gli specchi d’acqua possono agitarsi, ma quando accade in questo angolo dell’isola sembra che la natura voglia farci comprendere il nostro vero ruolo in questo mondo. L’acqua è arrabbiata, iraconda. L’edificio del faro sembra un titano, sicuro delle sue fondamenta. Ma tutto il resto affonda e scompare sotto la spuma bianca.

Quando il mare è così, a Punta Carena non ci si può tuffare: bisogna rimanere sulle piattaforme a prendere il sole e guardare lo spettacolo delle onde oppure sedersi al bar a chiacchierare con gli amici. Chi c’è stato lo può confermare, c’è una bandiera rossa che segnala il pericolo e una cordicella che prova a inibire il passaggio verso il mare in tempesta. Un mare che Raffaele e Alessandro Palumbo hanno imparato a conoscere e a rispettare per salvare chi non sia riuscito a valutare bene la forza della natura.

Raffaele e Alessandro sono rispettivamente padre e figlio, entrambi assistenti bagnanti dello stabilimento balneare Lido del Faro. Tutti – residenti e villeggianti – sanno che quando c’è un problema loro ci sono, gente del posto che ama questa baia da sempre. Proprio come ricorda Raffaele: «Sono sempre venuto qui d’estate, conosco questo mare fin da ragazzo. Poi è arrivata la proposta di lavoro da Nello D’Esposito, il proprietario del Lido del Faro, ma soprattutto la persona che non finirò mai di ringraziare per avermi dato la possibilità di fare, da oltre trent’anni, un lavoro che amo».

«Oggi – aggiunge Raffaele – posso contare quasi cento salvataggi effettuati. Ho ricevuto ringraziamenti e onorificenze, ma più di una volta ho rimproverato le persone che ho salvato. Spesso i ragazzi si tuffano incuranti del pericolo, devono invece avere maggiore rispetto per il mare».

Ed è proprio questo il fil rouge che caratterizza ogni parola del racconto di Raffaele: il rispetto per una natura che qui sa essere ammaliante ma dura. Se il mare è calmo la baia di Punta Carena sembra una laguna, ma quando è in tempesta tutto è diverso. E Alessandro, classe 1981, sottolinea che «quando Ponente e Libeccio sferzano l’isola questo diventa il punto più pericoloso. Le correnti sono insidiose, il vortice a ridosso della scaletta risucchia fuori e a chi si trova tra le onde mancano le forze per superarlo. D’istinto si vorrebbe risalire, è una situazione in cui è difficile ragionare ed essere lucidi e questo porta ansia e il rischio aumenta».

Rischio. Una parola che spesso Raffaele e Alessandro hanno “affrontato” e che fa nascere un’altra domanda: ci sono state situazioni veramente complesse e salvataggi che hanno messo a dura prova coraggio e competenze? Per Raffaele, che ha tante storie da raccontare, «il salvataggio più difficile è stato quello del 19 luglio del 1981. Lo ricordo ancora, c’era un mare fortissimo e una persona sugli scogli era stata praticamente risucchiata da un’onda. Mi sono tuffato ma non c’era modo di risalire, così siamo andati al largo e, calcolando la corrente, ci siamo rifugiati dietro Punta Carena dove il mare era più calmo. Siamo rimasti in acqua per due ore».

È comprensibile esitare in questi casi, quando la tempesta crea situazioni difficili. Ma qui Raffaele è risoluto: «Mai avuto paura. È una questione istintiva, bisogna rispettare il mare e la sua forza. In queste circostanze so come gestire la cosa. Come nel 1983, quando il mare si ingrossò all’improvviso e un ragazzo non riusciva più a risalire. Quel giorno ero a casa e mi hanno chiamato per avvisarmi che c’era un uomo in pericolo. In molti avevano paura per la mia incolumità, era davvero troppo pericoloso. Ma non c’era tempo da perdere. Mi sono tuffato e l’ho portato al largo dove siamo rimasti fino all’arrivo di un aliscafo di linea che era stato avvisato della situazione di emergenza».

Il mare non è solo lavoro per Raffaele, lo sa bene chi frequenta questa baia rocciosa e ha avuto la fortuna di ammirare i suoi tuffi dal Caponuoglio (in dialetto napoletano Capodoglio, lo scoglio che ricorda il profilo del cetaceo che un tempo abitava queste acque), che offre un volo di ben 18 metri e che Raffaele ha sempre affrontato con maestria, in qualsiasi occasione: «Ho fatto il mio primo tuffo dal Caponuoglio a dodici anni e con il tempo è diventato un vero e proprio appuntamento. Alle 17.00 in punto facevo il tuffo e le persone dalla spiaggia applaudivano. Mi tuffavo anche con il mare agitato, dopo i salvataggi o di notte con le fiaccole».

Da queste parole trasuda una passione per il mare che va oltre il lavoro e tutto questo si ritrova anche nel figlio Alessandro che sa di avere un punto di riferimento al proprio fianco. Soprattutto perché in un lavoro rischioso come questo la presenza di una guida è indispensabile. «Ho sempre seguito mio padre – sottolinea Alessandro – che mi ha trasmesso tutte le sue conoscenze. Lui c’è sempre durante i salvataggi e la cosa mi dà più forza. Oggi io mi tuffo con il salvagente e lui mi guida da terra, mi dà indicazioni, mi tira con la corda sapendo qual è il momento giusto. Come quando ho aiutato un nonno con un bambino di dieci anni in canoa, uno dei salvataggi più importanti per me».

Alla lunga lista di riconoscimenti si aggiunge quello ricevuto recentemente dal Comune di Anacapri per aver salvato un cane in difficoltà. Era stato trascinato in mare dalle onde ma Alessandro non ha esitato e ha affrontato il pericolo per riportarlo in salvo dal suo padrone. Un atto di coraggio che nasce da un sentimento trasmesso di generazione in generazione: il rispetto nei confronti del mare. Forte, affascinante e sempre imprevedibile.

 

Salvataggi da brividi

«Ad Alessandro Palumbo. Per il coraggio e la sensibilità dimostrata nel salvataggio di uomini e animali, bagnino-capriesempio di altissima professionalità». Con questa motivazione l’amministrazione comunale di Anacapri ha consegnato una targa ufficiale ad Alessandro Palumbo, protagonista di numerosi interventi in condizioni di mare proibitivo. Per fare un tuffo in quel mare in tempesta e vederlo in azione basta puntare i QR code e guardare i video amatoriali di due spettacolari salvataggi. | Thrilling rescues.  “To Alessandro Palumbo. For the courage and quick response he has shown in rescuing people and animals: an example of the greatest professionalism.” These are the words used by the local Anacapri administration on awarding an official shield to Alessandro Palumbo, who has carried out numerous rescues in hazardous seas. Take a virtual dip into the stormy seas and watch him in action: just point the QR code and watch the amateur videos of two spectacular rescues..

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The angels of the Faro

Courageous, indefatigable and determined. Raffaele and Alessandro Palumbo are lifeguards at Lido del Faro beach, ever ready to help people in difficulty

by Riccardo Esposito | photos by Davide Esposito

 

Sometimes the sea around the lighthouse at Punta Carena can arouse fear. All stretches of water can become rough, but when it happens in this corner of the island it’s as if nature wants to make us understand our true role in this world. The water becomes angry, enraged. The lighthouse seems like a colossus, standing securely on its foundations.

But everything else sinks and disappears beneath the white foam.

When the sea is like this, you can’t go for a swim at Punta Carena: you have to stay on the platform sunbathing and watching the spectacle of the waves, or sit at the bar and chat with your friends. Anyone who has been there will confirm it: there’s a red flag to warn of danger and a length of rope designed to prevent people from going into the stormy sea. It’s a sea that Raffaele and Alessandro Palumbo have come to know well and respect, so that they can rescue people who haven’t been able to judge the forces of nature very well.

Raffaele and Alessandro, father and son respectively, are both lifeguards at the Lido del Faro beach resort. Everyone – residents and holiday-makers – know that when there’s a problem, they will be there: natives of the place who have always loved this bay. As Raffaele recalls: “I’ve always come here in summer: I’ve known this place since I was a boy. Then Nello D’Esposito, the owner of Lido del Faro, offered me a job and I will be eternally grateful to him for having given me the opportunity to do a job that I love for over thirty years.”

“By my reckoning, I’ve done almost a hundred rescues,” adds Raffaele. “I’ve received thanks and medals, but on more than one occasion I’ve had to scold the people I’ve saved. Often youngsters will leap into the water quite heedless of the danger: they should have greater respect for the sea.”

This is the theme that runs through everything Raffaele says: respect for nature; a nature which can be captivating, but also harsh. If the sea is calm, the bay at Punta Carena is calm like a lagoon, but when there’s a storm everything changes. And Alessandro, born in 1981, emphasizes that “when there’s a westerly or south-westerly lashing the island, this is the most dangerous point. The currents are treacherous, the eddy behind the steps sucks people out and those who find themselves among the waves don’t have the strength to overcome it. Instinctively, they want to climb back up: it’s a situation where it is difficult to be clear and logical, and this leads to anxiety and the risk is exacerbated.”

Risk. It’s a word that Raffaele and Alessandro have often had to “confront” and it leads to the next question: have there been any very complex situations and rescues that have really put your courage and skills to the test? For Raffaele, who has many stories to tell, “The most difficult rescue was that of 19 July 1981. I still remember it: there was a really rough sea and someone on the rocks was, in effect, sucked under by a wave. I dived in, but there was no way we could climb back out, so we had to swim out a bit and, calculating the current, we sheltered behind Punta Carena where the sea was calmer. We were in the water for two hours.”

It would be quite understandable to hesitate in such cases, when the storm is generating difficult conditions. But here Raffaele is resolute: “I’ve never been afraid. It’s a question of instinct: you need to respect the sea and its power. I know how to manage things in situations like these. Like in 1983, when the sea suddenly became rough and a boy wasn’t able to climb back out. That day I was at home and they called me to tell me that someone was in danger. Many people feared for my safety and thought it was too dangerous. But there was no time to lose. I dived in and took him out to sea and we stayed there until the regular hydrofoil service arrived, which had been warned about the emergency.”

For Raffaele, the sea isn’t just work: that’s clear to anyone who comes to this rocky bay regularly and has been lucky enough to watch him dive off the Caponuoglio (Neapolitan dialect for Capodoglio, the rock that resembles the outline of the sperm whales that used to live in these waters); it’s a dive of a good 18 metres that Raffaele has always performed with the greatest skill, whatever the occasion: “I did my first dive from Caponuoglio at the age of twelve and over the years it became a regular event. I would do the dive at 17.00 sharp and the people on the beach would all applaud. I would still dive even when the sea was rough, or after rescues, or at night by torchlight.”

His words exude a passion for the sea that goes beyond work, and all of that is shared by his son Alessandro, who is well aware that he has an expert at his side. Particularly because in a risky job like this, it’s essential to have a guide with you. “I’ve always followed my father’s lead,” Alessandro stresses. “He has passed everything he knows on to me. He’s always there during rescues and that gives me strength. Now I dive in with the lifebuoy and he guides me from the land, giving me directions: he pulls me in with the rope, knowing when it’s the right time to do that. Like the time I helped a grandfather with a ten-year-old child in a canoe: that was one of the most important rescues for me.”

The latest addition to Alessandro’s long list of awards is one he received recently from Anacapri town council for having rescued a dog in difficulty. It had been swept into the sea by the waves but Alessandro didn’t hesitate and faced up to the danger, bringing the dog safely back to its master. It was an act of courage that sprang from a feeling passed down from generation to generation: respect for the sea.

Strong, fascinating and always unpredictable.

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