Guide dello spirito

Guide dello spirito

A Capri la storia è custodita anche dai sacerdoti. Buoni consiglieri e memorie preziose di avvenimenti importanti

di Riccardo Esposito | foto di Umberto D’Aniello

 

Le chiese a Capri sono opere d’arte dal carattere mediterraneo, con radici antiche ma piantate in un territorio in continuo movimento. Da un lato ci sono le tradizioni, scandite dai rintocchi delle campane, dall’altro i ritmi di un’isola che nei mesi estivi diventa il centro del mondo. Qui le chiese sono simboli inossidabili, rimangono dietro le quinte per conservare la memoria di vicende che affondano nella storia dell’isola.
Storia che a Capri è custodita anche dai sacerdoti: guide spirituali, buoni consiglieri e memoria di avvenimenti affascinanti. Proprio come quelli che si possono ascoltare nella chiesa di San Costanzo, a Marina Grande, parlando con don Vincenzo Simeoli. Che ci ricorda subito come ha preso la decisione più importante della sua vita. «Sono stato per 30 anni direttore dell’albergo San Felice, ho sempre seguito la Chiesa e la mia fede è cresciuta senza intermediari. Poi, una notte di agosto, presi la decisione di entrare in seminario. A 40 anni».
Un momento importante che don Vincenzo racconta con emozione, ma subito sottolinea uno degli aspetti più interessanti della sua parrocchia. «La festa di San Costanzo, il 14 maggio, è il momento più sentito. Ma a Marina Grande la stessa devozione è dedicata alla titolare della parrocchia, Santa Maria della Libera. In passato c’è stato il rischio di dover annullare la processione in onore della Madonna, ma la passione della gente di Marina Grande ha spinto monsignor Pellecchia a nominare Maria della Libera titolare della parrocchia mantenendo così inalterata la consuetudine».
In ogni caso San Costanzo è il patrono e l’attenzione per questa figura è confermata da don Carmine Del Gaudio, sacerdote e custode della chiesa di Santo Stefano che si affaccia sulla Piazzetta di Capri. In un angolo così mondano si osserva una fede sviluppatasi lentamente. «Il mio rapporto con l’isola – dice don Carmine – ha avuto bisogno di tempo. Ero sacerdote in un’altra parrocchia, poi ho raggiunto quella di Capri. Con una forte fede ho iniziato a costruire una sinergia, abbiamo cominciato a conoscerci ed è nato un legame solido».
Cosa significa esercitare in una chiesa che si affaccia sul salotto del mondo? «La fede a Capri esige tempo. Io uso spesso l’immagine del contadino che semina in un mese ma deve aspettare per il raccolto. Le soddisfazioni pastorali sono profonde, vere, autentiche e durature. Tuttavia hanno bisogno di pazienza per sbocciare perché l’isola è governata da ritmi diversi. L’importante è essere presenti, adattarsi ai tempi di chi vive qui d’inverno e d’estate».
Un’estate che vede l’isola ripopolarsi grazie a turisti e villeggianti che scelgono Capri come luogo di vacanza. E magari si informano sugli appuntamenti liturgici nelle chiese meno comuni, che nascondono tesori immensi. Come quella di Cetrella, la vallata che abbraccia Monte Solaro e si affaccia su Marina Piccola. Qui si trova un eremo custodito dai fratelli Carmine e Ottavio Russo e molto amato da don Vincenzo De Gregorio, preside del Pontificio Istituto di Musica Sacra e abate prelato presso la Cappella del Tesoro di San Gennaro a Napoli.
«Gli appuntamenti di agosto e settembre a Cetrella – ricorda don Vincenzo – sono un momento importante per me e per i residenti, ma anche i turisti ci raggiungono per ascoltare le funzioni e visitare una chiesa che ha una bellezza unica. Qui c’è un’esperienza spirituale fortissima, si è immersi nella natura e distanti dall’aspetto mondano».
Ma non sarà difficile riunire le persone intorno a un evento religioso così lontano dal centro? Don Vincenzo non esita: «Le domeniche di settembre, alle 7 di mattina, arriva sempre molta gente ad ascoltare messa. Alcuni prendono il primo autobus da Capri pur di salire in tempo, è una presenza numerosa, costante. Poi è interessante far scoprire questi luoghi non antropizzati alle nuove generazioni. Mi ha fatto piacere essere coinvolto da un’insegnante di Anacapri per guidare le ultime classi delle scuole elementari in una passeggiata con visita e spiegazione dell’eremo».
Scendendo da Cetrella è impossibile rimanere indifferenti di fronte ad Anacapri, distesa su un lembo d’isola che si tuffa nel blu. Nel centro della cittadina svetta una cupola che tutti i residenti conoscono, è la chiesa di Santa Sofia. Per conoscere la vera anima di questo luogo bisogna parlare con il sacerdote che per anni si è occupato del suo altare. È don Salvatore Chiusano, al servizio della parrocchia di Anacapri dal 1956.
«Sono nato e vissuto qui – conferma don Salvatore – e ho avuto l’opportunità di spostarmi per continuare gli studi teologici ma ho preferito rimanere vicino al mio paese. Questo però non mi ha impedito di formarmi e migliorare la liturgia. Uno dei momenti più importanti? La prima messa celebrata ad Anacapri assistito dal parroco Farace, ho provato una grandissima commozione».
Ascoltare le parole di don Salvatore vuol dire fare un tuffo nella storia di Anacapri. Tanti sono gli aneddoti e i racconti di una persona che ha vissuto la sua vita al fianco di una realtà con radici ben salde nella memoria. Il momento più sentito dai parrocchiani? Don Salvatore parla con sicurezza: «Per gli anacapresi prima di tutto c’è Sant’Antonio che si festeggia il 13 giugno con la partecipazione alla messa, la processione e il passaggio dell’angioletto in piazza Boffe».
Ed è proprio questa semplice tradizione, quella dell’angioletto che accompagna Sant’Antonio in un breve tratto di strada, a racchiudere il senso di tutto. Ovvero l’importanza dei momenti semplici e genuini, che ci ricordano la necessità di avere una guida. Anche quando si va in vacanza. Don Salvatore conferma: «I villeggianti frequentano la chiesa e vogliono essere seguiti, gli ospiti si sentono partecipi della vita religiosa». Un dettaglio che racchiude il fascino antico di quest’isola, pronta ad accogliere e far sentire sempre tutti a casa.

 

Vincenzo Simeoli

don-vincenzo-simeoli-san-costanzoDon Vincenzo Simeoli nella chiesa di San Costanzo a Marina Grande. Dedicata al patrono Costanzo e al culto della Madonna della Libera, che si celebra nel mese di settembre, è una delle più antiche dell’isola. Secondo alcune fonti fu costruita nel corso del V secolo sui resti di un edificio romano, per altri tra il IX e il XII secolo. Unica certezza è legata all’anno 987 quando venne eretta a sede vescovile di Capri. | Vincenzo Simeoli. Don Vincenzo Simeoli in the church of San Costanzo at Marina Grande. Dedicated to the patron saint Costanzo and to the cult of the Madonna della Libera, which is celebrated in the month of September, it is one of the oldest churches on the island. Some sources say it was built during the 5th century on the remains of a Roman building, while others say it was built between the 9th and 12th centuries. The only thing that is certain is the link to the year 987, when the bishop’s seat of Capri was established.


Carmine Del Gaudio

don-carmine-delgaudio-santo-stefanoDon Carmine Del Gaudio nella chiesa di Santo Stefano. È la più grande chiesa dell’isola ed è stata cattedrale della diocesi di Capri dal 1560 al 1818. L’edificio, progettato dall’architetto napoletano Francesco Antonio Picchiatti per recuperare l’antico convento benedettino del Cinquecento, è stato realizzato tra il 1688 ed il 1695 dal maestro Marziale Aniello Desiderio. Alcuni tratti del suo pavimento sono stati creati con marmi recuperati dagli scavi di Villa Jovis. Al suo interno è custodita la statua di San Costanzo, protettore dell’isola. | Carmine Del Gaudio. Don Carmine Del Gaudio in the church of Santo Stefano. It’s the largest church on the island and was the cathedral of the diocese of Capri from 1560 to 1818. The building, designed by Neapolitan architect Francesco Antonio Picchiatti in a renovation of the old 16th century Benedictine monastery, was built between 1688 and 1695 by master builder Marziale Aniello Desiderio. Some parts of the floor were created with marble recovered from the excavations of Villa Jovis. Inside the church is the statue of San Costanzo, the island’s patron saint.


Vincenzo De Gregoriodon-vincenzo-degregorio-cappella-oratorio

Don Vincenzo De Gregorio nella Cappella dell’Oratorio. Si raggiunge scendendo dalla Piazzetta per via Vittorio Emanuele e il suo portone si apre sull’angolo della prima traversa a destra. Fu fondata nel 1694 nel succorpo della chiesa di Santo Stefano dalla Congrega dei Secolari di San Filippo Neri. | Vincenzo De Gregorio. Don Vincenzo De Gregorio in the Cappella dell’Oratorio. The chapel can be reached by walking down Via Vittorio Emanuele from the Piazzetta: the doorway is on the corner of the first street on the right. It was founded in 1694 in the crypt beneath the church of Santo Stefano by the Congregation of the Oratory of Saint Phillip Neri.


Salvatore Chiusano

don-salvatore-chiusano-santa-sofiaDon Salvatore Chiusano nella chiesa di Santa Sofia. È stata costruita nel 1510 per sostituire l’antica Parrocchia di Santa Maria di Costantinopoli e alcuni locali, come la sagrestia e l’oratorio, nascono dal recupero della precedente Chiesa di San Carlo. La volta della navata centrale è a botte, mentre le due laterali presentano delle classiche volte a vela e terminano con due piccole cappelle dedicate a Sant’Antonio, patrono di Anacapri, e alla Madonna del Buon Consiglio. | Vincenzo De Gregorio. Don Salvatore Chiusano in the church of Santa Sofia. It was built in 1510 to replace the old Parish church of Santa Maria di Costantinopoli and some parts of the building, such as the sacristy and the oratory, came from the restoration of the previous Church of San Carlo. The central aisle of the nave has a barrel-vaulted ceiling, while the two side aisles feature the classic ribbed vaulting and end with two small chapels dedicated to St. Anthony, the patron saint of Anacapri, and Our Lady of Good Counsel.

 

 

Spiritual guides
On Capri, history is also preserved by the priests. Good counsellors and precious memory stores for important events
by Riccardo Esposito | photos by Umberto D’Aniello
The churches on Capri are works of art with a Mediterranean character, whose ancient roots go deep down inside a territory in continuous movement. On one hand there are the traditions, marked by the chimes of the bells, and on the other the rhythms of an island that during the summer months becomes the centre of the world. Here the churches are indestructible symbols, remaining in the background to preserve the memory of events that are buried deep in the history of the island.
It’s a history that is also preserved by the priests on Capri: spiritual guides, good counsellors and memory stores for fascinating events. Such as the events you can hear about if you talk to Don Vincenzo Simeoli in the church of San Costanzo in Marina Grande. He tells us straightaway how he made the most important decision in his life. “I was the manager of the San Felice hotel for 30 years. I always used to go to church and my faith grew without any intermediaries. Then one night in August I made the decision to enter the seminary. At 40 years old.”

It was an important moment that Don Vincenzo describes with great feeling; but immediately he goes on to emphasize one of the most interesting aspects of his parish. “The feast of San Costanzo, on 14 May, is the time of strongest emotion. But in Marina Grande, the same devotion is dedicated to the titular saint of the parish, Santa Maria della Libera. In the past there was a risk that the procession in honour of the Madonna would be cancelled, but the people of Marina Grande felt so strongly about it that it led Monsignor Pellecchia to make Maria della Libera the titular saint of the parish, thus keeping the custom unaltered.”
San Costanzo is the patron saint, however, and the attention devoted to the saint is confirmed by Carmine Del Gaudio, the priest and guardian of the church of Santo Stefano which faces onto the Piazzetta in Capri. In such a fashionable corner of the world, you find a faith that has been developing slowly. “My relationship with the island needed time,” says Don Carmine. “I was the priest in another parish, and then I came to this one on Capri. Based on my strong faith, I started building up a spirit of cooperation: we got to know each other, and a strong bond was established.”
What does it mean to serve in a church that overlooks the world’s drawing room? “On Capri, faith requires time. I often draw on the image of the peasant farmer, who sows one month, but then has to wait for the harvest. Pastoral satisfactions are deep, true, authentic, and lasting. But they need patience to come into bloom, because the island is governed by different rhythms. The important thing is to be present, and to adapt to the rhythms that we experience here in winter and in summer.”
Summer is the time when the island fills up again with tourists and holiday-makers who have chosen Capri as their holiday destination. And perhaps they will find out about the services at some of the less well-known churches, that contain immeasurable treasures. Like the church at Cetrella, the valley that surrounds Monte Solaro and overlooks Marina Piccola. Here there is a hermitage looked after by the Rossi brothers, Carmine and Ottavio, that is much loved by Don Vincenzo De Gregorio, president of the Pontifical Institute of Sacred Music and prelate abbot of the Chapel of the Treasure of San Gennaro in Naples.
“The events that take place in August and September at Cetrella are an important time for me and for the residents,” Don Vincenzo points out, “but also for the tourists who come to attend mass and to visit a church that has a unique beauty. You find a very powerful spiritual experience here, in the midst of nature and far from worldly things.”
But isn’t it difficult to gather people together for a religious event so far away from the town centre? Don Vincenzo answers without hesitation: “Lots of people come on Sundays in September, at 7 in the morning, to attend mass. Some take the first bus from Capri to make sure they get up here in time: there’s always a regular big attendance. It’s also interesting to show the new generations these places that remain untouched by mankind. I was happy to be involved by a teacher from Anacapri in taking the top classes of the elementary school on a walk, with a guided tour of the hermitage.”
As you walk down from Cetrella, it’s impossible to remain indifferent at the sight of Anacapri, stretched out along a strip of the island that plunges down into the blue sea. In the town centre, there is a dome that is well-known to all the residents: the church of Santa Sofia.
To get to know the true spirit of this place, you need to talk to the priest who has been presiding over the altar for many years: Don Salvatore Chiusano, who has served the parish of Anacapri since 1956.
“I was born and grew up here,” Don Salvatore confirms. “I had the opportunity to move away and continue my theological studies elsewhere, but I preferred to stay close to my own town. But this hasn’t prevented me from developing myself and improving the liturgy. What has been one of the most important moments for me? The first mass I celebrated in Anacapri, assisted by the parish priest Farace: I felt deeply moved.”
To listen to the words of Don Salvatore is to dive into the history of Anacapri. He has many anecdotes and stories to tell, having lived his life in a context that is so deeply rooted in the memory. What is the most heartfelt time for the parishioners? Don Salvatore has no doubts: “For the inhabitants of Anacapri, it is above all the feast day of Saint Anthony, celebrated on 13 June with a mass, a procession and the flight of the little angel in Piazza Boffe.”

And it is this simple tradition, of the little angel that accompanies Saint Anthony for a brief stretch of street, that encapsulates the meaning of it all. In other words, the importance of simple, genuine moments that remind us of the need for a guide. Even when we’re on holiday. Don Salvatore agrees: “Holiday-makers go to church and they want to be part of it; the guests feel that they are sharing in the religious life.” It is a detail that encapsulates the ancient fascination of this island, always ready to extend a welcome and to make everyone feel at home.

 

 

Tesori da non perdere

cetrella-capri

© Alessandro Scoppa

Ci sono posti che non si possono ignorare quando si sceglie Capri come luogo di vacanza. Tra questi è impossibile dimenticare Cetrella, la valle che domina l’isola. Qui si trova l’eremo di Santa Maria che risale, secondo l’archeologo Maiuri, al Trecento. L’edificio ospita una chiesa formata da due navate, ognuna con un altare: il primo è dedicato alla Beata Vergine Maria mentre il secondo a San Domenico, segno della presenza dei frati domenicani tra il Seicento e il Settecento. Nei mesi estivi è possibile visitare l’eremo di giovedì, a volte di sabato e domenica. Per avere maggiori informazioni e orari si può consultare il sito cetrella.it.

Anche la chiesa di San Michele è una tappa imperdibile. Si trova nel centro storico di Anacapri ed è famosa per lo splendido pavimento maiolicato che rappresenta Adamo ed Eva in fuga dal Paradiso Terrestre. La chiesa è stata costruita tra il 1698 e il 1719 per volere della religiosa caprese Madre Serafina di Dio che aveva già fondato il convento delle Teresiane. La struttura è stata progettata dall’architetto Antonio Domenico Vaccaro e il pavimento porta la firma del mastro “riggiolaro” Leonardo Chiaiese. Per maggiori informazioni su orari di visita si può consultare il sito chiesa-san-michele.com.

 

Una storia antica

Capri e la sua diocesi è un libro in cui don Vincenzo Simeoli e Maria Simeoli raccontano, oltre all’avvicendarsi dei vescovi capri-e-la-sua-diocesidell’isola, dei rapporti tra popolazione e istituzione religiosa, ma anche della relazione tra autorità ecclesiastica e temporale nel corso dei secoli. Il volume è una raccolta di documenti che oltre alla storia della diocesi di Capri fa apprezzare l’evoluzione della lingua italiana nel passaggio dal latino al volgare. | An ancient story. In Capri e la sua diocesi (Capri and its diocese), Don Vincenzo Simeoli and Maria Simeoli tell the story not only of the succession of the various bishops on the island, but also of the relationships between the population and religious institutions, and the relationship between ecclesiastical and temporal authorities over the course of the centuries. The book is a collection of documents that, in addition to the history of the diocese of Capri, also helps us appreciate the evolution of the Italian language in the transition from Latin to the common tongue.

 

© Alessandro Scoppa

© Alessandro Scoppa

Some must-see treasures
There are some places that you can’t ignore when you choose Capri as your holiday destination. Among them is Cetrella, a place that is impossible to forget: it is the valley that dominates the island. It is here that the hermitage of Santa Maria stands, dating back to the 14th century, according to the archaeologist Maiuri. The building houses a church with two aisles, each with its own altar: the first is dedicated to the Blessed Virgin Mary, while the second is dedicated to San Domenico, a sign of the presence of the Dominican monks between the 17th and 18th centuries. During the summer months it is possible to visit the hermitage on Thursdays, and sometimes on Saturdays and Sundays. For further information and details of opening times, visit the website at cetrella.it.
The church of San Michele is another must. It stands in the historic town centre of Anacapri and is famous for the splendid majolica-tiled floor, depicting Adam and Eve being cast out of Paradise. The church was built between 1698 and 1719, on the wishes of the Capri nun, Mother Serafina di Dio, who had previously founded a Teresian convent. The structure was designed by architect Antonio Domenico Vaccaro and the floor bears the signature of the master ceramics craftsman Leonardo Chiaiese. For further information on visiting times, visit the website at chiesa-san-michele.com.

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