Il talento del fare

Il talento del fare

È quello che si tramanda di generazione in generazione. Con passione e professionalità. Ecco sei storie tra passato, presente e futuro

di Marilena D’Ambro | foto di Vincenzo Gargiulo

 

Capri nasce abbracciata dal mare e avvolta da una bellezza selvaggia. Viene donata all’uomo a cui spetta il compito di darle un’anima e un’identità. Ma anche questa magia si compie. In che modo? Grazie al lavorio incessante delle famiglie artigiane che custodiscono nelle loro mani e nei cuori quel fervore originario, quella stessa scintilla, da cui tutto ha avuto inizio e che ancora oggi continuano a essere ambasciatrici del suo spirito più genuino nel mondo. Ecco il racconto di sei storie tra passato, presente e futuro.

amedeo-canfora-capriIl simbolo dell’artigianato caprese? Amedeo Canfora. Con la prima bottega di sandali fatti a mano ha dato un volto a via Camerelle e ha trasformato queste calzature in un oggetto di culto. Aprì il suo negozio nel 1946, con pochi attrezzi e tanta fiducia nel futuro, e oggi continuano la tradizione le figlie Maria Angela e Rita con le loro famiglie. Alla direzione della boutique c’è la terza generazione con Fabrizio e Costanzo che arricchiscono le nuove collezioni con un tocco di originalità e hanno proiettato il marchio verso l’esterno con i moderni strumenti di comunicazione.

È proprio Costanzo a farci entrare in punta di piedi nei ricordi più significativi del suo nucleo familiare. «Mia madre e mia zia ci hanno insegnato la passione per il mestiere appreso dal padre. Sono entrate fin da piccole in bottega e rappresentano la memoria storica di mio nonno Amedeo» spiega mentre con lo sguardo rivolto verso via Camerelle sembra riportare in vita sensazioni e momenti di un passato ancora vivido. «Quello che mi colpiva di mio nonno era la sua riservatezza e l’abilità di intrattenere il cliente. Ho sempre apprezzato la creatività e lo spirito innovativo che lo contraddistinguevano». «Uno dei suoi insegnamenti più importanti – racconta – è stato quello di preferire la portabilità del sandalo all’estetica. Perché è questa la caratteristica principale che rende felice il cliente».

«Oggi mio nonno Amedeo continua a vivere attraverso le nostre creazioni, negli acquirenti che tornano a trovarci e ci parlano di lui, negli attrezzi del mestiere. Vive in mio figlio piccolo che porta il suo nome e un giorno se vorrà potrà seguire le orme del suo bisnonno».

A pochi passi da via Camerelle, nella discesa di via Ignazio Cerio che porta alla Certosa di San Giacomo, si apre laboratorio-capriLaboratorio Capri, l’atelier nato dall’estro di Michele Esposito alla guida dell’attività con la sua famiglia.

Le proposte sartoriali comprendono abiti, camicie, pantaloni, capispalla, oltre a borse ed accessori. Tutti fatti a mano con tessuti di qualità, stampe uniche, forme originali e colori vivaci. Le collezioni fondono l’esperienza di Michele maturata nel fashion system e la maestria sartoriale dei suoi genitori. Dietro le trame di questi capi c’è la storia di una famiglia che si intreccia a quella del luogo. «Laboratorio Capri è nato nove anni fa tra le stesse mura della Sartoria Gigino, la bottega dei miei genitori, Luigi e Maria Luisa entrambi sarti. Quella bottega fin dagli anni Cinquanta era stata meta di una clientela italiana e straniera, soprattutto americana, che veniva in villeggiatura sull’isola e si fermava in negozio per rifarsi il guardaroba».

Appassionato di moda fin da piccolo, Michele è entrato in bottega da giovanissimo iniziando a fare il garzone e guardando i genitori lavorare con instancabile passione. La stessa che gli hanno trasmesso. «Dopo aver completato gli studi all’Università della Moda di Milano e svolto numerose esperienze lavorative nel settore, sono tornato a Capri quando mio padre decise di chiudere l’attività – racconta – ho capito che era arrivato il momento di realizzare il mio sogno: rilanciare l’artigianato caprese divorato dalle grandi griffe. La mia famiglia è stata fondamentale nella costruzione di questo progetto. Mio padre mi ha insegnato che la qualità della materia prima è tutto, se si ha una buona base il modello viene da sé. Mamma è parte integrante e fondamentale di Laboratorio Capri, si occupa della costruzione dei capi e del contatto con il pubblico mentre mio fratello Augusto si dedica al lato finanziario dell’impresa. Senza la forza della famiglia probabilmente Laboratorio Capri non avrebbe mai preso forma».

farella-capriL’antica arte della maglieria e della tessitura a Capri si identifica da circa trent’anni con Farella. Nel laboratorio-negozio di via Fuorlovado – e in quello di via Valentino dedicato alle lavorazioni in tessitura con telai manuali – Margherita, Gaetana ed Elisabetta Farella attraverso filati pregiati in cotone, lana merinos, lino e cashmere danno vita ad abiti, cardigan, stole e scialli realizzati al telaio.

Il loro successo deriva da una grande esperienza maturata sul campo fin dalla tenera età, dalla capacità di completarsi e da una continua formazione nell’ambito che ha visto l’acquisizione di nuove competenze.

La passione per ago e filo gli è stata trasmessa dalla madre Annunziata e dalla zia Giorgina. «Nostra madre – raccontano – è stata la nostra fonte d’ispirazione. Negli anni Settanta lavorava come sarta in una boutique vicino all’hotel Quisisana e fin da bambine andavamo ad aiutarla. Così lei decise di farci fare esperienza nel laboratorio di maglieria. Ci incoraggiava sempre (lo fa tutt’oggi) e ci regalò una macchina per maglieria da utilizzare in casa.

L’idea del negozio è maturata in modo naturale ed era un desiderio sempre più forte. Nel 1990 capitò l’occasione giusta e aprimmo a via Fuorlovado. Scommettemmo l’una sull’altra e facendoci coraggio a vicenda gettammo le fondamenta per realizzare il nostro sogno. La sorpresa fu grande quando il primo anno fummo costrette a chiudere per un periodo perché gli ordini superavano le aspettative. Che cos’è per noi l’artigianato? Offrire un prodotto unico realizzato senza intermediari. Il cliente è consapevole dell’intero processo produttivo, sa come viene fatto il capo e da dove viene. Percepisce che al suo interno, tra quei fili intessuti c’è la nostra anima e la nostra storia». Attualmente le nuove generazioni arricchiscono il know-how dell’impresa. «Oggi fanno parte dell’azienda le nostre figlie. Come è successo a noi sono cresciute osservandoci all’opera e abbiamo trasferito loro lo stesso amore per la professione. Federica, Valentina, Simona, Serena, Valeria, e presto anche Dalila, ci affiancano nella vendita, in laboratorio e gestiscono la nostra comunicazione. Rappresentano la certezza di un futuro senza timori in un’ottica di continuità e rinnovamento».

La Tappezzeria Enrico Cappa è un altro fiore all’occhiello dell’artigianato isolano. Si trova nel centro di Anacapri,cappa-capri lungo via Giuseppe Orlandi e ha alle spalle una tradizione familiare e lavorativa che viene da lontano. Affonda le radici nel 1890. «Anche il mio bisnonno Vincenzo faceva il tappezziere ma svolgeva la professione a Castellammare» ricorda Enrico Cappa. «È stato il maestro di mio nonno Enrico che, invece, si è trasferito sull’isola. Qui ha aperto la sua azienda e si è occupato dell’allestimento del Grand Hotel Quisisana. In seguito, mio padre Salvatore e il fratello Vincenzo hanno proseguito l’attività trasformandosi in punto di riferimento».

Nel 2008 il padre di Enrico gli lascia le redini dell’impresa e l’importante compito di continuare la tradizione insieme alla moglie Anna Maria, anima creativa della bottega e fautrice di uno spazio dedicato agli articoli per la casa. Dietro quel punto vendita si cela il laboratorio di Enrico che racconta: «Per me diventare tappezziere è stato naturale. Fin dall’età di 7 anni guardavo incuriosito mio padre lavorare in bottega ma avevo tutt’altre idee sul mio futuro, volevo fare il pilota di aerei. Poi, crescendo, mi sono appassionato ai tessuti e alla cucitura. Da papà ho appreso le basi, dal rapporto con i fornitori al taglio dei tessuti per poltrone e sedie. Mi occupo in prima persona della creazione, della scelta dei materiali, del contatto con i clienti. Per me sono tutti importanti. E da alcuni lavori provengono grandi gioie come quando il Quisisana mi chiamò per rivestire gli arredi dell’albergo e mi sono ritrovato a lavorare sulle stesse poltrone foderate da mio nonno, quasi come se un filo invisibile continuasse a tenerci legati attraverso le generazioni». E il futuro? È ancora presto. Federico e Maria Sole – i figli di Enrico e Anna Maria – sono ancora piccoli ma già dotati di un forte estro creativo e amano stare in bottega insieme ai genitori.

parlato-capriSull’isola un mestiere vivo ma scelta di pochi è quello del fabbro. Lo sanno bene i Parlato, Antonio e il figlio Francesco, che portano avanti con dedizione questa antica professione artigiana. Un lavoro dove bisogna dominare il fuoco e saper modellare la materia più dura. Ringhiere, lampioni, scale a chiocciola e cancelli prendono forma nella loro bottega di via La Fabbrica ad Anacapri.

«Ho cominciato da apprendista a 12 anni – racconta Antonio – andavo ad aiutare mio fratello e mastro Giuseppe. Facevo le mansioni più semplici: giravo la manovella della forgia oppure rompevo il carbone in pezzi piccoli, poi studiavo i movimenti di Giuseppe perché questo mestiere lo impari rubando con gli occhi. La svolta arriva quando mi metto in proprio condividendo una bottega con mio fratello. Con lui ho avuto tante soddisfazioni professionali. Insieme abbiamo fatto i lavori in ferro per Torre Materita mantenendo lo stesso stile voluto da Axel Munthe, ci abbiamo messo anni per realizzare le ringhiere. In seguito mi sono trasferito a via La Fabbrica dove sono ancora oggi.

Al primo posto nel mio lavoro ci sono la qualità di un pezzo unico nel suo genere e la soddisfazione degli acquirenti, i soldi vengono in secondo piano. Il segreto? Metterci amore, precisione, costanza come se si trattasse di qualcosa che stai facendo per la tua casa. Gli errori non sono contemplati perché si tratta di creazioni che sono sotto gli occhi di tutti». Ad accompagnare Antonio in azienda oggi c’è il figlio Francesco. «Ha deciso di seguire le mie orme e sta diventando sempre più bravo. Anzi, adesso è lui a insegnare a me qualcosa di nuovo. È sempre al passo con i tempi: ha introdotto macchinari avanzati e mi ha spiegato come velocizzare alcuni passaggi».

 

Illuminare l’oscurità

La famiglia Bagnasco – ottici da tre generazioni – ha un obiettivo: quello di illuminare l’oscurità. Il suo compito, bagnasco-capriinfatti, è sempre stato quello di migliorare la vista di chi ha difficoltà nel vedere. Tutto ha inizio nel 1952 quando Amedeo Bagnasco – figlio di uno dei primi tre ottici di Napoli – arriva a Capri e se ne innamora. La sua è una visita itinerante: ha con sé dodici paia di occhiali, la cassetta per la misurazione visiva e la tavola ottometrica. Dopo quel breve viaggio decide di stabilirsi qui per mettere al servizio dei capresi le proprie conoscenze e diventa così l’ottico dell’isola. Apre il primo negozio a via Gradoni Sopramonte, poi si sposta a via Fuorlovado e, infine, a via Le Botteghe dove resta fino ai primi anni Duemila. Abbracciano la sua eredità i figli Ferruccio e Carlo. Quest’ultimo si trasferisce ad Anacapri e nel 1974 fonda Ottico Cimmino, negozio a pochi passi dalla Chiesa Santa Sofia che in breve tempo si trasforma nell’ottico di fiducia del “comune di sopra” e non solo. Attualmente a guidare l’azienda verso il futuro c’è la terza generazione con Amedeo Bagnasco, figlio di Carlo. È lui a sfogliare l’album di famiglia. «Io e miei fratelli – Martina e Guido (che poi hanno preso strade differenti) – abbiamo trascorso la nostra infanzia in negozio. Ricordo che osservavamo incantati nonno e papà sagomare le lenti a mano davanti alla pietra diamantata circolare. Era un lavoro di pazienza e di precisione quasi chirurgica. Papà mi racconta sempre di quella volta in cui in negozio a Capri passò quasi un intero pomeriggio a sagomare le lenti spesse e in vetro di Aristotele Onassis. Doveva farle entrare piano piano in una sagoma di materiale organico, la tartaruga vera, usando l’olio sul bordo della lente e la montatura. Riuscì in quella piccola impresa ma corse il rischio di ferirsi, danneggiare lenti e montatura». Oggi in negozio le operazioni manuali sono state sostituite quasi totalmente da apparecchiature tecnologie avanzate e veloci: l’attrezzatura di centratura e molatura di ultima generazione garantisce un’eccellente precisione di montaggio. Nel 2017 i fratelli Bagnasco esprimono al massimo la loro vocazione artigiana: creano il brand Cimmino Lab – Anacapri Eyewear e realizzano otto occhiali da vista e da sole che portano il nome dei luoghi di Anacapri: Faro, Casa Rossa, Solaro, Migliara, Azzurra, Damecuta, Filietto e Fenicia. A cui si sono aggiunti quest’anno: Gradola, Boffe, Caprile, Mesola e Cetrella. Sono in arrivo anche Timpone, Tragara e Marina Grande. Gli occhiali – nelle forme e nei colori – riflettono i tratti caratteristici di ogni luogo e ne incarnano l’essenza. Sono tutti disegnati e ideati nel laboratorio all’interno del negozio. È in quella stanza, quando la saracinesca si abbassa e la giornata di lavoro finisce, che i sogni diventano realtà. | Lightening the darkness. The Bagnasco family – opticians for three generations – have a single objective: to lighten the darkness. In fact their task has always been to improve the eyesight of those who have problems seeing. It all started in 1952, when Amedeo Bagnasco – the son of one of the first three opticians in Naples – arrived on Capri and fell in love with the island. He was making a visit as an itinerant optician: he had with him twelve pairs of glasses, his eyesight measuring kit and the eye chart. After that first brief visit, he decided to set up here and put his knowledge to the service of the Capri inhabitants and thus he became the island optician. He opened his first shop in Via Gradoni Sopramonte, and later moved to Via Fuorlovado and finally to Via Le Botteghe where he stayed until the early 2000s. His sons Ferruccio and Carlo have happily taken up his legacy. Carlo moved to Anacapri and in 1974 founded Ottico Cimmino, a shop not far from the Church of Santa Sofia and in a short time he became the trusted optician for the “upper town” and beyond. Now the third generation is leading the company into the future with Amedeo Bagnasco, Carlo’s son. He now flicks through the family album with us. “I and my brother and sister – Martina and Guido (who went on to take different paths) – spent our childhood in the shop. I remember that we watched enchanted as our Granddad and Dad shaped lenses by hand in front of the circular diamond stone. It was a work that required patience and an almost surgical precision. Dad always told me about the time when he spent almost a whole afternoon in the shop in Capri shaping thick glass lenses for Aristotle Onassis. He had to insert them very slowly inside a mould of organic material, real tortoiseshell, using oil on the edge of the lens and the frame. He succeeded in this delicate task, but ran the risk of injuring himself or damaging the lens or frame.” Nowadays, the manual operations have been almost entirely replaced by fast and advanced technological equipment in the shop: the latest generation equipment for centring and grinding guarantees excellent precision in assembling the glasses. In 2017, the Bagnasco family expressed their artisan calling in the ultimate way: they created the Cimmino Lab – Anacapri Eyewear brand and now make eight models of glasses and sunglasses that bear the names of places around Anacapri: Faro, Casa Rossa, Solaro, Migliara, Azzurra, Damecuta, Filietto and Fenicia. And this year they have added Gradola, Boffe, Caprile, Mesola and Cetrella. Timpone, Tragara and Marina Grande are also coming soon. In their shapes and colours, the glasses reflect the characteristic features of each place and embody their essence. They are all designed and created in the workshop inside the shop. It is there in that room, when the shutters have come down and the working day has finished, that dreams become reality..

 

The talent for making things
It is passed down from generation to generation. With passion and professionalism. Here are six stories of past, present and future
by Marilena D’Ambro | photos by Vincenzo Gargiulo

 

Capri was born embraced by the sea and wrapped in a wild beauty. It was given to mankind who had the task of giving it a spirit and an identity. And this magic, too, has been achieved. How? Thanks to the ceaseless work of artisan families who preserve in their hands and hearts that original fervour, that same spark from which everything began; and still today those families continue to be the ambassadors of the island’s spirit, the most authentic in the world. Here we tell six stories, from the past, present and future.
Who is the symbol of Capri craftsmanship? Amedeo Canfora. With the first handmade sandals shop he gave a face to Via Camerelle and transformed this footwear into a cult object. He opened his shop in 1946, with a few tools and plenty of belief in the future, and today his daughters Maria Angela and Rita are continuing the tradition with their families. The boutique is managed by the third generation, Fabrizio and Costanzo, who add a touch of originality to enrich the new collections and who have projected the brand beyond Capri with modern communication tools.
It is Costanzo who leads us on tiptoe through the most signifiant memories of his family unit.
“My mother and my aunt taught us the passion for the trade they had learned from their father. They started working in the shop when they were still small and represent the historic memory of my grandfather Amedeo,” he explains, and as he gazes out onto Via Camerelle, he seems to bring back to life feelings and moments from a past that is still very vivid. “What struck me most about my grandfather was his discretion and his skill in dealing with the customers. I’ve always appreciated his creativity and innovative spirit. One of the most important things he taught me,” he tells us, “was to give priority to the wearability of a sandal over its looks. Because wearability is the main feature that makes the customer happy.”
“Now my grandfather Amedeo lives on in our creations, in the buyers who come back to see us and talk about him, and in the tools of his trade. He lives on in my youngest son who has his name and who one day, if he wants to, will be able to follow in his great-grandfather’s footsteps.”
Not far from Via Camerelle, on Via Ignazio Cerio that leads down to the Certosa di San Giacomo, is the Laboratorio Capri, the boutique set up by Michele Esposito, who runs it with his family.
The clothes on sale include suits, shirts, trousers and outerwear, as well as bags and accessories. Everything is handmade with high quality fabrics, unique prints, original styles and bold colours. The collections combine the experience that Michele has acquired in the fashion system and the sartorial expertise of his parents. Behind the weaves of these garments is the story of a family that is intertwined with the place. “Laboratorio Capri was set up nine years ago within the same walls as the Sartoria Gigino, the shop belonging to my parents, Luigi and Maria Luisa, both tailors. From the late 1950s, that shop was a destination for an Italian and international clientele, especially from the USA, who came to the island on holiday and stopped off at the shop to renew their wardrobe.”
Michele has been a fashion enthusiast since he was small and he began working in the shop while very young, starting as an errand boy and watching his parents work with tireless enthusiasm. An enthusiasm that they passed onto him. “Having completed my studies at the University of Fashion in Milan and gained a range of work experience in the sector, I returned to Capri when my father decided to close the business,” he tells us. “I realised that the moment had come to realize my dream: to relaunch the Capri craftsmanship tradition that had been swallowed up by the big labels. My family was fundamental in setting up this project. My father taught me that the quality of the raw material is everything: if you have a good base, the piece will come by itself. Mum is an integral and fundamental part of Laboratorio Capri; she takes care of making the garments and contact with the public, while my brother Augusto is dedicated to the financial side of the business. Without the power of the family, Laboratorio Capri would probably never have taken shape.”
The ancient art of knitwear and weaving on Capri has been identified for about thirty years with Farella. In their workshop-boutique in Via Fuorlovado – and the one in Via Valentino dedicated to weaving on hand looms – Margherita, Gaetana and Elisabetta Farella use fine yarns of cotton, merino wool, linen and cashmere to make hand-woven dresses, cardigans, stoles and shawls.
Their success derives from a wealth of experience gained in the field from a tender age, from their ability to achieve and from continuing development in areas which have seen them acquire new skills.
The passion for needle and thread was passed down to them by their mother Annunziata and their aunt Giorgina. “Our mother was our source of inspiration,” they tell us. “During the 1970s she worked as a dressmaker in a boutique near the Quisisana hotel and we would go there and help her when we were children. So she decided to have us gain experience in the knitwear workshop. She always encouraged us (she still does today) and she gave us a knitting machine to use at home.
The idea for the shop developed quite naturally and became an ever stronger desire. In 1990 the right opportunity presented itself and we opened the shop in Via Fuorlovado. We had faith in each other and, taking turns to encourage each other, we laid the foundations to achieve our dream. We were very surprised when in the first year we were forced to close for a while because the orders coming in far exceeded all our expectations. What does craftsmanship mean to us? Offering a unique product made without intermediaries. The client is aware of the whole production process, and knows how the garment is made and where it comes from. They can see that inside it, between the interwoven yarns, is our soul and our history.” The new generations are currently expanding the business know-how. “Today our daughters are part of the company. Like us, they grew up watching us at work and we have passed on to them the same love for the profession. Federica, Valentina, Simona, Serena, Valeria and soon Dalila, too, help us with sales, in the workshop and managing our communications. They represent the certainty of a future without fear, within a perspective of continuity and renewal.”
The Tappezzeria Enrico Cappa is another jewel in the crown of the island’s crafts tradition. It is in the centre of Anacapri, in Via Giuseppe Orlandi, and behind it is a family and crafts tradition that dates back a long way. Its roots go back to 1890. “My great-grandfather Vincenzo was also an upholsterer but he worked in Castellammare,” remembers Enrico Cappa. “He taught my grandfather Enrico who then moved to Capri. He opened his own business here and looked after the fitting out of the Grand Hotel Quisisana. After that, my father Salvatore and his brother Vincenzo continued the business, making it a leader in the field.”
In 2008, Enrico’s father handed over the reins of the business and the important task of continuing the tradition to him, together with his wife Anna Maria, the creative spirit of the shop, who also came up with the idea for creating a space dedicated to household articles. Concealed behind the sales outlet is Enrico’s workshop; he tells us: “Becoming an upholsterer was the natural thing for me to do. From the age of 7, I would watch with great curiosity as my father worked away in his shop. But I had other ideas for my future: I wanted to become an aeroplane pilot. Then, as I grew up, I became interested in fabrics and stitching. I learned the basics from my father, from the relationship with the suppliers to cutting the fabric for armchairs and chairs. I take care personally of the creation, the choice of materials, the contact with the customers. For me, all of it is important. And some jobs have brought a lot of joy, such as when the Quisisana asked me to upholster the furniture in the hotel and I found myself working on the same armchairs that my grandfather had covered, almost as if an invisible thread continues to tie us together over the generations.” And what does the future hold? It’s still too early to say. Federico and Maria Sole – Enrico and Anna Maria’s children – are still young but they already have a strong creative bent and enjoy being in the shop with their parents.
One trade that is still being carried on on the island but that not many choose, is that of the blacksmith. The Parlatos, Antonio and his son Francesco, know that only too well: they have carried on this ancient artisan profession with great dedication. It’s a job where you need to control the fire and know how to shape the hardest of materials. Railings, lampposts, spiral staircases and gates all take shape in their workshop in Via La Fabbrica in Anacapri.
“I started as an apprentice at 12 years old,” Antonio tells us. “I used to go and help my brother and the master blacksmith, Giuseppe. I did the simple tasks: I turned the handle of the forge or broke the coal into small pieces, and I studied Giuseppe’s actions, because you learn this trade by stealing with your eyes. The turning point came when I set up on my own, sharing a workshop with my brother. I got a lot of professional satisfaction with him. Together we made the ironwork for Torre Materita keeping the same style that Axel Munthe wanted, and we took years to make the railings. Later, I moved to Via La Fabbrica and I’m still there today.
The main thing in my work is the quality of a piece that’s unique of its kind and the satisfaction of the customers; money comes second. What is the secret? To put love, precision, and perseverance into what you’re doing, as if it were something that you’re making for your own home. You can’t allow any mistakes, because you’re making things that will be seen by everyone.” Now Antonio’s son Francesco helps him with the business.
“He decided to follow in my footsteps and he’s becoming very good at it. In fact now he’s the one who teaches me new things. He always keeps up with the times: he’s introduced advanced machinery and explained to me how to speed up some elements of the process.”

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