Massimo Goderecci

Massimo Goderecci

Arriva a Capri e si innamora. Di una donna e dell’isola dove lascerà piccoli e grandi tesori di ceramica dai colori inconfondibili

testo e foto di Raffaele Lello Mastroianni

 

massimo-goderecciA Capri Massimo Goderecci lo si incontra dovunque: al bar, alla fermata del bus, nella chiesa in piazza, fuori le case, nei viottoli più lontani. Camminando per i vicoli e le strade dell’isola è davvero difficile credere che sia in realtà morto da vent’anni.

Durante la sua vita ha lasciato il segno nei suoi variopinti “sassolini” che consentono di ritrovare la strada che conduce alla parte più bella della vera Capri e sembra naturale collegarlo al mondo delle favole, in particolare a quella di Pollicino, e non solo per le tracce disseminate sul territorio.

Nato nel 1928 a Castelli, in provincia di Teramo, resta orfano di madre in giovanissima età e scappa di casa quando i rapporti con la seconda moglie del padre si rivelano insostenibili. In cerca di lavoro, sbarca casualmente sull’isola che poi diventerà la sua casa oltre che lo specchio della sua vita.

Assunto in un albergo, intreccia da subito rapporti cordiali con gli isolani e con uno in particolare che lo accoglie prendendolo in casa. Il benefattore si chiama Costanzo, il nome del protettore di Capri. Anche in questa “fiaba” nulla sembra lasciato al caso.

Costanzo ha una figlia, Anna, poco più che una bambina e tra i due nasce un amore che li unirà in matrimonio e per la vita. Un amore che sarà caratterizzato da una gelosia assoluta al punto che, nel timore di finire dopo la morte in un diverso territorio delle anime, Massimo abbandona la religione cattolica e si converte a quella della moglie, gli avventisti del settimo giorno.massimo-goderecci-fermata-bus

Nella nativa Castelli, centro di una produzione di ceramiche famosa in tutto il mondo, aveva spiato il lavoro nelle botteghe artigiane e si era appassionato al disegno. Sull’isola prende lezioni dal pittore Carlo Vuotto e inizia a realizzare quelle opere che sarebbero poi diventate parte del mito caprese. In breve tempo lega indissolubilmente il suo nome a Capri diventandone con la sua arte uno dei più efficaci testimoni.

Meticoloso nella ricerca del colore, comincia a modellare, dipingere e cuocere prima nella sua casa laboratorio nella via che era detta di Salimura, poi nel vicino negozio aperto nella sottostante via Roma. Dà vita a piccole forme policrome che userà per collane, anelli e per ornare i celebri sandali di Amedeo Canfora. Le sue creazioni incontrano molto interesse al punto da essere più volte protagoniste nelle sfilate delle indimenticate edizioni di Mare Moda Capri.

Con buon successo poi si esibisce nel canto e la sua bellezza gli procura un invito a provare la strada del cinema a Cinecittà, ma troppo legato alla famiglia e all’isola decide di non partire per Roma.

Dopo quello con Costanzo un altro incontro si rivela importante nella vita dell’artista, quello con Raffaele Buonocore. Le favole, evidentemente, non trascurano neppure i cognomi.

Dall’amicizia tra Massimo e Raffaele nascerà il magnifico pavimento-mappa dell’isola che dalla terrazza del laboratorio Buonocore guarda Marina Grande.

Il progetto della mappa di Capri si rivela subito troppo grande per l’angusto laboratorio di Goderecci. Raffaele e Massimo decidono così che quella grande mappa in ceramica sarebbe stata disegnata e realizzata nel luogo di destinazione. Dove Raffaele creava e infornava con la farina, Massimo lo avrebbe fatto con le terre e i colori. Per usare un’espressione attuale si può dire che la mappa nacque come arte a chilometro zero. L’opera, di grande pregio, appare oggi fortemente deteriorata e bisognosa di complessi e difficili restauri.

Il legame con la famiglia Buonocore andrà poi ben oltre quella mappa. Dalla loro interazione sono nate altre magnifiche opere che adornano la pasticceria in un rinnovato connubio tra i piaceri degli occhi e quelli della gola.

Negli anni Ottanta lascia il negozio di via Roma e si trasferisce in un laboratorio al Valentino. Un locale piccolissimo interamente occupato da un grande tavolo da disegno in cui, letteralmente, si incastrava l’artista. Per il cliente-visitatore non c’era spazio e il malcapitato ospite doveva restare sull’uscio o meglio ancora in strada. Sì, malcapitato davvero. Non era infatti facile parlare con lui mentre era intento al lavoro, troppo concentrato sul colore o sul tratto per poter dare attenzione all’interlocutore.massimo-goderecci-vicoli-capri

La comunicazione commerciale non era certo il lato forte di Goderecci, più propenso alla creazione che alla vendita. In tanti, compreso chi scrive, non sono riusciti ad acquistare una sua opera la cui realizzazione e consegna per indolenza e disinteresse veniva spesso procrastinata quando non del tutto elusa.

Troppo impegnato a curare la vividezza dei suoi colori, non ha mai ha badato a prevenzione e cautele al punto che, presumibilmente, quei magici elementi che hanno colorato la sua vita non sono rimasti estranei alla sua malattia e alla sua morte.

Ha inseguito a lungo una vincita al lotto e al totocalcio giocando sempre la stessa schedina. Vincita mai arrivata; ma si sa che le favole spesso si nutrono solo di magica poesia.

Massimo Goderecci è certamente da considerare uno dei protagonisti del mito e dell’immagine di Capri, da questo ha tratto fama e notorietà ma non ricchezza. Creava per arte, senza mai finalizzare più di tanto la sua attività ad un mero ritorno economico che sarebbe potuto essere più consistente per la qualità dei manufatti e la grande domanda. È stato ed è l’isola che ancora c’è se si sa cercarla. Per trovarla basta seguire la strada contrassegnata da piccole e grandi mattonelle, da una mappa che guarda il mare, da nomi di case e di fiori dipinti e disseminati sul territorio.

Chi del bambino ha conservato l’essenza riuscirà a trovare la vera Capri seguendo i segni sui “sassolini” di Massimo. Come Pollicino.

 

Massimo Goderecci

He arrived on Capri and fell in love. With a woman and with the island, where he was to leave ceramic treasures of all sizes in unmistakeable colours

text and photos by Raffaele Lello Mastroianni

 

You come across Massimo Goderecci all over Capri: in the bar, at the bus stop, in the church in the piazza, outside houses, in the most remote lanes. Walking around the alleys and streets of the island, it is truly hard to believe that he has been dead for twenty years. During his life he left the mark of his multicoloured “pebbles” that enable you to rediscover the road leading to the most beautiful part of the real Capri, so it seems natural to link him with the world of fairy stories, especially the story of Hop-o’-My-Thumb, and not just because of the traces scattered all over the territory. He was born in 1928 in Castelli, in the province of Teramo; his mother died when he was very young and he ran away from home when his relationship with his father’s second wife proved intolerable. Searching for work, he arrived by chance on the island that was to become his home, as well as the mirror of his life. He found work in a hotel and immediately developed warm relationships with the islanders, and with one in particular, who welcomed him into his home. This benefactor was called Costanzo, the same name as the patron saint and protector of Capri.massimo-goderecci-buonocore
So in this “fairy story” too, nothing seems to happen randomly. Costanzo had a daughter, Anna, who was little more than a child, and a love grew up between the two of them that was to join them together in marriage and for life. It was a love of such jealous passion that, for fear of ending up in a different world of spirits in the afterlife, Massimo abandoned the Catholic religion and converted to that of his wife, who was a Seventh-Day Adventist. In his native town of Castelli, a centre of ceramics production that was famous throughout the world, he had watched the work carried on in the artisan workshops and had developed a passion for drawing. On Capri he took lessons from the painter Carlo Vuotto, and started to create the works that went onto become a part of Capri legend. In a short space of time, he linked his name indissolubly with Capri, becoming one of its most effective testimonies. He was meticulous in his research of colours, and began moulding, painting and firing first in his home workshop in the street that used to be called Salimura, and later in the nearby shop that he opened in Via Roma below. He created small polychrome forms that he used for necklaces, rings and to decorate the famous sandals made by Amedeo Canfora. His creations attracted great interest, to the point that they often featured on the catwalks at the never-to-be-forgotten Mare Moda Capri fashion shows. He went on to perform very successfully as a singer and his good looks brought him an invitation to try a career in the cinema, at Cinecittà, but he was too strongly bound to his family and the island, and he decided not to leave for Rome. After the meeting with Costanzo, another encounter also turned out to be very important in the life of the artist: his meeting with Raffaele Buonocore. It seems that fairy stories don’t ignore surnames, either (Buonocore means ‘good-hearted’).
The friendship between Massimo and Raffaele gave rise to the magnificent floor-cum-map of the island that overlooks Marina Grande from the terrace of the Buonocore pastry-shop kitchen. The project for the map of Capri immediately showed itself to be too big for Goderecci’s cramped little workshop. So Raffaele and Massimo decided that the large ceramic map would be designed and created in its intended location. Where Raffaele made things and baked with flour, Massimo would do so with clay and colours. To borrow a contemporary term, you could say that the map was created as zero kilometre art. This very fine work has now deteriorated badly and is in need of complex and difficult restoration work. The bond with the Buonocore family was to go far beyond that map. Other magnificent works sprang from their interaction that now grace the pastry shop walls in a fresh alliance between the delights of the eyes and those of the stomach. During the 1980s, Goderecci left his shop in Via Roma and moved into a workshop at Valentino. It was a tiny room entirely taken up by a large drawing table into which the artist literally wedged himself. There was no space for the customer-visitor, and the unfortunate guest had to stand in the doorway or even in the street. Yes, unfortunate indeed. It wasn’t easy to speak to him while he was intent on his work: he was too focused on the colour or the brush stroke to be able to pay attention to the person talking to him. Commercial communication was certainly not one of Goderecci’s strong points, since he was more given to creating than to selling.massimo-goderecci-mappa-capri
Many people, including this writer, never managed to buy one of his works because, whether through indolence or lack of interest, the creation and delivery of the work would often be postponed, if not given up altogether. He was too involved in working on the brightness of his colours to pay attention to looking after himself or taking safety precautions, to the extent that, presumably, those magical elements that coloured his life were not unconnected with his illness and death. For ages he pursued the elusive win at the lottery and football pools, always playing the same numbers or teams. He never won, but, as we all know, fairy stories often feed only on magic fantasy. Massimo Goderecci can certainly be considered one of the key figures in the legend and image of Capri, and this brought him fame but not wealth. He created for his art, without much focus on mere economic gain, which could have been much greater given the quality of his work and the great demand for it. It was, and is, the island that still exists if you know where to look for it. To find it, just follow the path marked by tiles of various sizes, by a map overlooking the sea, by the names on the houses and the painted flowers scattered all around the territory. Those who have preserved the essence of childhood will manage to find the real Capri following the signs on Massimo’s “pebbles”.
Just like Hop-o’-My-Thumb.

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