Santa Sofia

Santa Sofia

Un edificio che va oltre il sacro. Un luogo dalla storia antica dove sono custoditi piccoli e grandi tesori

testo e foto di Alessandro Scoppa
santa-sofia-anacapriUn improvviso frullare d’ali e nella piazza principale di Anacapri i piccioni si levano precipitosi in volo spaventati dai bambini che corrono dietro al pallone; giocando, le nuove generazioni sfrecciano davanti alle panchine maiolicate che delimitano la piazza, sulle quali il maestro Sergio Rubino ha dipinto i mestieri e i giochi antichi del paese, in un indissolubile legame tra passato e presente. Seduti, gli anziani si raccontano i fatti del giorno, e lo stesso fanno i più giovani, ma pochi parlano, preferendo mediare i propri pensieri attraverso la condivisione sui social. A fare da sfondo, la facciata della chiesa di Santa Sofia, “‘a chiesa nostra”, come la chiamano i nonni. Meno blasonata della più famosa San Michele, la chiesa parrocchiale di Anacapri non può vantare un pavimento maiolicato, né dipinti illustri quanto quelli della “sorella” dedicata all’Arcangelo; tuttavia, in quanto unica parrocchia, è in Santa Sofia che il paese vive tutte le tappe fondamentali della propria vita religiosa, dove si gioisce in occasione di un battesimo o di un matrimonio, e si piange salutando per l’ultima volta una persona cara.

Lunghissima e in parte sconosciuta la storia della chiesa. Tra fondazione, ampliamenti e restauri, passano almeno quattrocento anni, nel corso dei quali sotto l’ala della crescente parrocchia si sviluppa a poco a poco tutto il centro storico. Guardiamo proprio quella facciata, opera di un capomastro anonimo che andava avanti un po’ a fantasia, un po’ a ricordi di quanto poteva aver adocchiato in terraferma e per questo legata profondamente al territorio, perché dalla spontaneità di qualche mente locale è venuta fuori. Varchiamo il vetusto portone dipinto di verde, tante volte riparato dal buon cuore di qualche fedele artigiano; così come quegli angeli che fanno capolino dalle volte, tutti fatti o restaurati da mastri stuccatori anacapresi. Quando nel novembre del 2004 un fulmine si abbatté sulla cupola, nel corso dei lavori di rifacimento, proprio sotto la lanterna spaccata in due si scoprirono i nomi lasciati da alcuni di essi insieme all’anno in cui avevano offerto la loro opera. Mastro Antonio Balsamo, uno degli ultimi professionisti a lavorare secondo i metodi antichi, racconta come nasceva una testa d’angelo: «Si realizzava una sfera di stucco e con le dita vi si facevano tre buchi prendendola come una palla da bowling: erano gli occhi e la bocca. Da lì si iniziava a modellare». E aggiunge: «Ecco perché gli angeli hanno quasi sempre la bocca aperta e l’espressione della meraviglia in volto!».santa-sofia-anacapri

Un tempo l’altare maggiore si trovava esattamente sotto la cupola; nell’Ottocento il sacerdote Antonio Farace lo arretrò nella posizione attuale per rendere la chiesa più lunga e capace di accogliere l’accresciuta popolazione. Un altro sacerdote, più vicino ai giorni nostri, don Raffaele Farace, tra i tanti altri interventi dotò il coro dell’organo che, nonostante i suoi acciacchi, continua a garantire l’irrinunciabile sottofondo musicale alle funzioni.

Non solo l’organo manifesta i segni dell’età. L’intera chiesa sarebbe bisognosa di restauri, alcuni molto urgenti, come per esempio quelli della cappella della Madonna del Buon Consiglio, l’unica affrescata e dove a Natale viene tradizionalmente allestito il Presepe. Intensi sono in tal senso l’impegno e la fiducia del giovane parroco don Massimo Maresca, che a soli 32 anni fa fronte egregiamente alla responsabilità di un’intera comunità.

Passeggiando per le navate laterali si è avvolti da una una piacevole sensazione di fresco e penombra anche in piena estate; la luce entra soffusa dalle cupole minori, decorate ognuna in maniera diversa, e che all’esterno conferiscono alla chiesa la sua fisionomia così particolare e riconoscibile sia dal paese che dall’alto della seggiovia, da cui si può ammirare la sua posizione proprio al centro dell’abitato.

santa-sofia-anacapriPrima di uscire, vale la pena gettare uno sguardo alla sagrestia, con i suoi stipi in legno di castagno intagliato. Qui, ai primi di luglio, a conclusione delle celebrazioni in onore di Sant’Antonio da Padova, patrono di Anacapri, si svolge una scena commovente: l’amata statua portata in processione il 13 giugno, viene riposta in uno degli armadi; immancabile la presenza di alcune anziane che desiderano accompagnare il Santo fino all’ultimo. Dietro la lacrima che scende sul loro viso, forse c’è il rammarico per un altro anno passato, insieme alla speranza per quello a venire.

Una volta in piazza, è mezzogiorno e il suono delle campane ci fa notare che, un po’ nascosto dalla facciata, c’è anche un campanile con su non uno, ma ben due orologi. Uno di marmo, elettrico e collegato alle tre campanelle dedicate a Sant’Elia, Santa Sofia e Santa Maria; l’altro di maiolica, simile nei colori a quello più famoso della Piazzetta di Capri. È un cosiddetto orologio a santa-sofia-anacaprisei ore, comuni nell’Italia del Seicento e che segnavano l’ora in maniera diversa rispetto agli orologi attuali. Quello di Anacapri riuscì ad arrivare fino agli anni Venti del Novecento, quando l’amministrazione locale decise di sostituirlo con un orologio a dodici ore. L’allora parroco di Santa Sofia all’inizio rispose picche al sindaco; ci fu una piccola battaglia “a colpi di lancette”, finché si giunse al compromesso storico: via libera all’orologio moderno, ma quello vecchio doveva restare al suo posto. E così, oggi, il campanile di Santa Sofia vanta l’orologio più antico dell’isola, più vecchio perfino del suo collega caprese, e che se ne sta lì in silenzio, defilato, tanto che per notarlo bisogna quasi andarlo a cercare.

In perfetto stile anacaprese.

 

 

 

Due statue per un santo

Se la tradizione vuole che la statua a mezzobusto di Sant’Antonio fosse stata donata da un vecchio santa-sofia-anacaprianacaprese agli inizi dell’Ottocento perché il giorno del suo funerale accompagnasse il feretro, ancora più incerte sono le origini dell’altra effigie del Santo custodita in Santa Sofia, quella a figura intera della cappella di sinistra. Pare che già esistesse nel Settecento, ma al di là delle date, ciò che colpisce sono le generazioni di artigiani e artisti isolani che ne hanno avuto cura nei secoli. Basti citare Ilio Palomba e Sergio Rubino, per limitarci agli anni a noi più vicini. Forse per questo quel volto scolpito e dipinto esprime tanta commovente benevolenza, perché in esso si riflette l’amore di un intero paese che ancora oggi non lascia la chiesa senza prima aver rivolto un saluto a “‘o padrone”. | Two statues for one saint. Tradition has it that the bust of Saint Anthony was donated by an old Anacapri inhabitant in the early 19th century, so that it would accompany his coffin on the day of his funeral, but the origins of the other effigy of the saint in Santa Sofia, a full-size statue in the chapel on the left, are even more obscure. It appears that it was already in existence in the 18th century, but apart from the date, what is striking are the generations of craftsmen and artists from the island who have looked after it over the centuries. For example Ilio Palomba and Sergio Rubino, to mention only the most recent. Perhaps that’s why that carved, painted face expresses so much moving benevolence, because it reflects the love of an entire village, who still can’t leave the church without first having said goodbye to “‘o padrone” (the patron saint).

 

Quelle antiche pietre

santa-sofia-anacapriLa piazza che fa da sagrato alla chiesa di Santa Sofia, oggi pavimentata in listelli di cotto e dedicata al generale Armando Diaz, un tempo era coperta dallo scordonato, ossia grosse lastre di pietra levigate, e per questo era conosciuta come piazza Le Pietre. Vi si trovava il Sedile del parlamento cittadino che, in caso di pioggia, si riuniva nella chiesa. Al lato opposto di questa, invece, piazza Boffe era destinata al mercato; così, la chiesa parrocchiale faceva da spartiacque tra le due piazze del centro storico, nelle quali si svolgeva tutta la vita civile, sociale ed economica della comunità. | Those ancient stones.The piazza that serves as the church square for Santa Sofia, now paved with terracotta bricks and dedicated to General Armando Diaz, was once covered with “scordonato”, that is, large slabs of smooth stone, and hence was known as the Piazza Le Pietre (Piazza of the Stones). This was where the town council used to meet, moving inside the church in the event of rain. On the opposite side, Piazza Boffe was where the market was held; so the parish church was the dividing point between the two piazzas in the old town centre, where all the civil, social and economic life of the community was carried out.

 

Santa Sofia

A building that’s more than sacred. A place of ancient history housing treasures both big and small

text and photos by Alessandro Scoppa

 

santa-sofia-anacapri santa-sofia-anacapriAsudden flapping of wings and the pigeons in the main piazza of Anacapri rise precipitously into the air, frightened by the children running after a ball; as they play, the new generations race around in front of the majolica-tiled benches that line the piazza, with scenes by artist Sergio Rubino depicting the ancient trades and games of the town, in an indissoluble bond between the past and the present. The old people chat about everyday events as they sit, as do the young people, although not many of them are speaking: they prefer to share their thoughts on social media. Providing the backdrop to this scene is the facade of the church of Santa Sofia, “our church”, as the old people call it. Less aristocratic than the more famous San Michele, the parish church of Anacapri doesn’t have the majolica-tiled floor or such famous paintings as its sister church dedicated to the Archangel; but as the only parish church, it is in Santa Sofia that the village experiences all the fundamental stages in its religious life, rejoicing at baptisms or weddings, and weeping as they say their last goodbyes to a loved one.

The history of the church is a very long one, and still partly unknown. At least four hundred years have passed since the foundation, and subsequent enlargements and restorations, in the course of which, under the wing of the growing parish church, the whole of the historic town centre developed bit by bit. Take a look at the facade: it was built by an anonymous master builder who proceeded partly by whim, partly by remembering things that caught his eye on the mainland: thus, it is profoundly tied to its local territory, because it sprang from the spontaneity of a local mind. We enter through the ancient green door, repaired many times by the goodwill of a faithful local craftsman, like the angels peeking out from the vaulted ceiling, again all made or restored by Anacapri master craftsmen. After a bolt of lightning struck the cupola in November 2004, in the course of the reconstruction work, they discovered some names just under the lantern of the dome that had been split in two: they had been left there by the workers, together with the year when they had carried out their work. Mastro Antonio Balsamo, one of the last professional builders to work using the ancient methods, tells us how an angel head was made: “You made a ball of plaster and then you made three holes with your fingers, gripping it like a bowling ball: they were the eyes and the mouth. Then you started modelling it.” And he adds: “That’s why the angels almost always have their mouths open and an expression of wonder on their faces!”santa-sofia-anacapri santa-sofia-anacapri

Once, the high altar stood exactly under the cupola; in the 19th century, the priest, Antonio Farace, moved it back, to the position it is in today, so as to make the church longer and better able to accommodate the growing population. Another priest closer to our own times, Don Raffaele Farace, was responsible for several other interventions, including providing an organ in the choir: despite various age-related problems, the organ still continues to provide the essential musical background to the services.

It is not only the organ that is showing signs of age. The entire church is in need of restoration work, in some cases very urgent, such as the chapel of the Madonna del Buon Consiglio, the only chapel with frescos, in which the Nativity scene is traditionally installed at Christmas. The young priest, Don Massimo Maresca, has shown great commitment and faith in this respect, taking on the responsibility of the whole community in a remarkable way, at the age of only 32.

As you walk along the side aisles, you feel enveloped in a pleasant sensation of coolness and semi-darkness even in the height of summer. A soft light enters through the smaller cupolas, each decorated in a different way, which give the church that very distinctive and recognizable shape from the outside, as seen from the town and also looking down on it from above in the chair lift, from which you can admire the church’s position right in the centre of the town.

santa-sofia-anacapriBefore leaving, it’s worth taking a look in the sacristy, with its carved chestnut wood cabinets. At the end of the celebrations in honour of St. Anthony of Padova, the patron saint of Anacapri, in early July, a moving scene takes place here: the much loved statue that is carried in procession on 13 June, is returned to one of the cabinets, always in the presence of some of the old people, who want to accompany their saint right up to the last moment. Behind the tears rolling down their cheeks, perhaps there’s a feeling of regret for another year that has gone by, along with hope for the year to come.

Back in the piazza, it’s midday and the sound of the church bells remind us that, a little hidden behind the facade, there’s also a bell tower with not just one, but two clocks. One is made of marble, and is electric, connected to the three bells dedicated to Saints Elijah, Sofia and Maria; the other is made of majolica, similar in colours to the more famous clock in the Piazzetta in Capri. It’s one of the so-called six-hour clocks that were common in Italy during the 17th century and that marked the hours in a different way from the clocks of today. The one in Anacapri managed to last until the 1920s, when the local administration decided to replace it with a twelve-hour clock. At first, the parish priest of Santa Sofia at the time refused the mayor’s request point-blank; there was a little “battle of the clocks”, and eventually they reached a historic compromise: they would have the modern clock but the old one would remain where it was. Thus, today, the Santa Sofia bell tower can boast the oldest clock on the island, older even than its Capri colleague; it sits there in silence, in the background, so that if you want to see it you almost have to go in search of it.

In true Anacapri style.

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